«Denunciate in Procura, non sul web. I ragazzi non distinguono tra realtà e virtuale. Reati e inchieste in aumento» è l’allarme di Simona Filoni- Procuratore Capo -Tribunale dei Minori, lanciato dalle pagine del Quotidiano
Si chiamano “Black out challenge”, giochi pericolosi in rete come la moda del soffocamento autoindotto, attraverso cinture o corde intorno al collo, o il lanciarsi contro in corsa. E sempre più giovanissimi sono attratti da queste sfide virtuali, perdendo il limite tra realtà e finzione, sfidando la morte , e spesso perdendo la scommessa.
E’ il procuratore capo del Tribunale per i minorenni di Lecce, Simona Filoni, a lanciare l’allarme sulla «solitudine e il profondo vuoto affettivo in cui vivono gli adolescenti che non riescono più a distinguere la realtà dal mondo virtuale». Dopo il caso di Gallipoli, ecco il nuovo caso arrivato da Galatone. Gettarsi contro le auto in corsa, pratica folle e pericolosa conosciuta con il nome di planking: è l’ultima sfida di Tik Tok. Il social da tempo finito sul banco degli imputati e “proibito”, in Italia, agli under13 dallo scorso 9 febbraio.
Nell’intervista rilasciata al Nuovo Quotidiano di Puglia il Procuratore alla luce degli ultimi casi invita a denunciare senza indugio alle Forze dell’Ordine e alla Procura, senza timori. I social o altri mezzi non costituiscono un canale ufficiale di denuncia oltretutto possono scatenare allarmismi e intralciare l’operato delle Forze dell’Ordine.
Gli ultimi inquietanti casi mostrano come un accelerazione a queste ‘devianze’ sia stato impresso dalla pandemia e dal vuoto affettivo in cui spesso si muovono i ragazzi. Fattori che aumentano lo scollamento con la realtà e una fuga verso la solitudine e un mondo virtuale. Un sostrato pericolosissimo che ha portato anche a di reati commessi da minori attraverso la rete che con le cosiddette armi bianche ed episodi di autolesionismo.
Il procuratore Simona Filoni, parla di fenomeni gravissimi e aggiunge “alunni di un’intera classe di scuola media si sono procurati lesioni e ferite. Sono in corso due procedimenti, uno a Lecce e uno a Brindisi, per alcuni minori che hanno lanciato sassi dal cavalcavia o dai bordi della carreggiata contro camion in corsa. Poi altre indagini sul fenomeno del cosiddetto ciukinismo inteso come odio sul web nei confronti del genere femminile, e per istigazione all’odio razziale e alla violenza.
Ci troviamo di fronte ragazzine e ragazzini, anche di 10 o 12 anni, che tramite questi gesti cercano di essere ammirati o di trovare una ragion e di vita. Ragazzi che non conoscono il nome del loro migliore amico, che cercano di emulare condotte molto gravi e che affrontano atti di pseudo coraggio per essere accettati dai coetanei. È quasi un rito di iniziazione. E se non lo fai vieni considerato uno sfigato. Si tratta disfide estreme dettate dall’assenza non di valori ma di un sostrato di valore che dovrebbe essere rappresentato e trasmesso dalla scuola e dalla famiglia. A questi ragazzi mancano adulti di riferimento, vivono in una profonda solitudine affettiva”
Quanto alle soluzioni il procuratore non ha dubbi: «Bisogna investire nelle attività sociali e sulla presenza di punti di riferimento sui territori. Bisogna aiutare i ragazzi a tornare alla realtà vera che non è quella del web”
E ancora: «Bisogna educare con i comportamenti e con l’esempio. Altrimenti non si è educatori credibili. È indispensabile recuperare una missione sociale, creare punti di aggregazione, stimolare sport e volontariato, qualcosa che riporti i giovani alla realtà. Si tratta di una generazione che tra qualche anno sarà chiamata a governare l’Italia. Per questo abbiamo l’obbligo di prendere per mano questi ragazzi»


