In un comunicato degli attivisti , l’amarezza mista alla voglia di non mollare la spugna su un valore , quella della tutela del territorio che non è per loro negoziabile
“Non riteniamo basti il parere di un giudice a restituirci l’idea che il nostro agire sia stato legittimo oppure no. Settantotto capi d’accusa ci hanno visti imputati per le più svariate condotte. Anche quando quelle stesse condotte avrebbero integrato, in contesti diversi, reati di entità talmente lieve da non sollevare il rilevante e macroscopico interesse della Procura.”, scrive il movimento no tap , di fronte agli ultimi sviluppi del processo che li vede imputati e condannati per una serie di reati.
Sono 67 le condanne sul totale di 92 imputati, la maggior parte pugliesi di Lecce, Taranto e Brindisi, fra studenti, liberi professionisti, pensionati, casalinghe e artisti locali; anifestanti che oggi come allora non vogliono il gasdotto a San Foca, a Melendugno e per questo protestarono tra il 2017 e il 2019 nella zona del cantiere e davanti alla sede della Trans Adriatic Pipelin
I difensori hanno anticipato il ricorso in appello.
In un comunicato degli attivisti , l’amarezza mista alla voglia di non mollare la spugna su un valore , quella della tutela del territorio che non è per loro negoziabile: “ Eppure ancora una volta, chi non delega ma agisce, chi sente il dovere di perseguire la giustizia sociale ed ambientale, chi si è speso nell’interesse pubblico è diventato il nemico da attaccare, il soggetto a rischio da zittire, il sovversivo da marchiare e isolare per tacitare il dissenso della popolazione, per intimorirla con la minaccia della sanzione penale”, hanno concluso.
Dal sito si apprende che sono stati raccolti 16.220 euro, a fronte di un obiettivo dichiarato di 25mila euro, attraverso la partecipazione di 189 donatori, molti dei quali oggi sono stati condannati.
“Mostriamo la nostra solidarietà e doniamo se e quanto possibile, per dare forza a questa resistenza”, si legge. “La difesa dei diritti miei, dei miei figli e dei miei nipoti, la difesa della terra che è stata di mio padre e di mio nonno, la lotta per il diritto al futuro, all’ambiente, alla dignità… sono queste le mie uniche colpe”, scrive una dei No Tap.
Continua nelle aule dei tribunali, e sul territorio una vicenda che divide molti cittadini e per la quale ancora non è stato scritto il finale.


