il 9 e il 13 aprile immancabile appuntamento per ritrovare se stessi e con un “viaggio etnografico alla scoperta di piccole patrie, comunità e l’antropologo giardiniere”
‘Sentirsi in alto mare’ per ritrovare se stessi.
Venerdì 9 aprile alle 21e01 l’invito è a navigare fra storie dal profumo di mare guidati dal pescatore, ricercatore e ristoratore Andrea Tarantino.
Andrea Tarantino è nato e vissuto dentro al mare come la torre saracena “che svetta” davanti al suo ristorante a Torre Pali (località balneare in provincia di Lecce). Durante la serata Andrea ci racconterà del suo profondo rapporto con il mare, della sua attività di ricerca in ambito pedagogico e della sue attività esperienziali-ristorative.
Accompagnato da alcuni suoi compagni di viaggio, sarà raccontato il progetto “Sentirsi in alto mare. Riconoscere e gestire le emozioni per costruire relazioni efficaci” organizzato dal gruppo psicosociopedagogico Ecosistemi Formativi Esperienziali (EEE).
EFE promuove percorsi educativi e formativi quali viaggi intesi come “percorsi di senso” che tengono insieme e intessono relazioni tra luoghi e storie: Percorsi di apprendimento esperienziale sviluppati sulla lentezza nel movimento quale occasione per conoscersi e riconoscersi nei tempi imprevisti e insoliti della relazione del Sé come altro per Sé.
Durante la serata tutti sono invitati a partecipare attivamente raccontando la propria storia legata al mare.
Durante la serata tutti sono invitati a partecipare attivamente raccontando la propria storia legata al mare.
MARTEDÌ 13 APRILE 2021 ALLE ORE 21:01
“Nuie simme a’ mamma d’a’ bellezza/ nuie simme nè trifugghie e neanche avezza”
(Canzone della Rabata, Rocco Scotellaro)
Martedì 13 aprile alle 21e01 “partirà” piccolo “viaggio etnografico alla scoperta di piccole patrie, comunità e l’antropologo giardiniere” ascoltando alcune “esperienze sul campo” delle antropologhe culturali: Ballacchino Katia, Bindi Letizia, Broccolini Alessandra curatrici del libro “Ri-tornare pratiche etnografiche tra comunità e patrimoni culturali le curatrici del libro” (Pàtron editore Bologna,2020).
Saranno presenti anche altri autori dei saggi contenuti nel volume.
“Ri-tornare” come ringraziamento e domanda che rilancia e rinvia a nuove interlocuzioni. C’è nella circolarità delle etnografie un patto che si rinnova sempre e che permette la realizzazione di quella intimità etnografica necessaria al dischiudersi nell’incontro e alla mutua comprensione. Ma ad un ritornare come “restituzione”, come dono e confronto, oggi nel lavoro etnografico si affianca un ritornare diverso, che non presuppone più un’iniziale separazione che si può ricomporre nell’unità (o circolarità) del confronto, ma nasce da una “condivisione”, di prospettive, di progetto. Un guardare (e un agire) “insieme”, un processo che è ancor più visibile nel campo dei patrimoni culturali dove assistiamo ad un nuovo protagonismo di territori e soggetti locali. I saggi raccolti nel volume partono da questo mutamento di prospettiva che caratterizza l’antropologia dei patrimoni culturali, materiali e immateriali, dalla restituzione alla condivisione; essi partono da campi, approcci e metodologie talora diversi, ma tutti si interrogano in merito alla circolarità del lavoro etnografico, pensando alla interpretazione e alla scrittura dei dati individuati sul campo come risultato pubblico atteso del mestiere di antropologo, come dono circolare dell’incontro tra mondi, ma anche come impegno, engagement con comunità e istituzioni locali frutto di investimenti professionali o di natura etica.
Il famoso Antropologo Ernesto De Martino scriveva nel 1962: “Dopo il mio incontro con gli uomini della Rabata, ho riflettuto che non c’era soltanto un problema loro, il problema della loro emancipazione, ma c’era anche il problema mio, il problema dell’intellettuale piccolo-borghese del Mezzogiorno, con una certa tradizione culturale e una «civiltà» assorbita nella scuola, e che si incontrava con questi uomini ed era costretto per ciò stesso un esame di coscienza, a diventare per così dire l’etnologo di sé stesso”. (Ernesto De Martino, 1962).”
L’iniziativa è promossa da La Scatola di Latta con “Daìmon: A scuola per restare : una scuola che non terminerà mai: itinerante, multidisciplinare, inclusiva, gratuita e accessibile a grandi e piccini; senza porte e finestre, senza pagelle e attestati, senza compiti e calendari da rispettare; con luoghi di apprendimento disseminati nei campi, nelle cantine e nelle botteghe, diffusa nei paesi e nei paesaggi d’Italia. Una scuola adatta a chi vorrà abitare poeticamente e civicamente i propri territori e a chi vorrà conferire pienezza al proprio re-stare.
Per partecipare agli incontri su GOOGLE MEET richiedete il link a scatoladilatta2014@gmail.com indicando il vs: NOME, COGNOME, PAESE E PROFESSIONE
(Utenti che utilizzeranno pseudonimi o nickname non saranno ammessi all’incontro)
(Utenti che utilizzeranno pseudonimi o nickname non saranno ammessi all’incontro)
100 POSTI IN “AULA” per garantire un “clima conviviale di ascolto e com-partecipazione”.
Si richiede entusiasmo “in classe”.
foto di Gianluca Palma


