Le associazioni «CittadinanzAttiva Puglia», «Italia Nostra Sud Salento», «Coordinamento Civico Ambiente e Salute», «Forum Amici del Territorio» di Cutrofiano, «Noi Ambiente» e «Beni Culturali» di Galatina in campo
Per le associazioni e il comitato instaurare un procedimento amministrativo non sarebbe altro che un “maldestro tentativo di costituire ad arte una sorta di giudizio parallelo extra moenia, e prevenire in questo modo la decisione del Tar con un nuovo provvedimento autorizzativo (di rinnovo Aia) che, depositato in quel giudizio, ne determinerebbe la cessazione della materia del contendere. Come se la Provincia, anziché attendere l’esito della consulenza tecnica d’ufficio davanti al tar, tentasse un riesame anticipato dall’Aia, fuori dal giudizio”.
Nell’atto di diffida, peraltro, i firmatari evidenziano alcuni passaggi della Ctu dai quali si evincerebbe un “difetto di trasparenza e certezza nei controlli e nella composizione chimico-merceologica dei rifiuti utilizzati assieme al pet-coke”. Chiedono che i monitoraggi vengano eseguiti senza condizionamenti esterni e che il gestore dell’impianto ne resti dunque fuori. E si appellano inoltre alla Regione per un intervento, affinché inserisca il Distretto di Galatina come area a rischio ambientale. Intanto, sull’argomento, la Regione è intervenuta nella mattinata di venerdì scorso, nel tanto atteso tavolo istituzionale di un confronto già avviato a partire da marzo scorso. I sindaci del circondario galatinese e del Coordinamento civico Ambiente e salute della provincia hanno incontrato anche il direttore del Dipartimento Ambiente regionale Paolo Garofoli.
Nella loro dichiarazione il sodalizio associativo aggiunge «la Provincia, anziché dichiarare improcedibile l’istanza di Colacem, ha dato corso a un giudizio di riesame parallelo, chiaramente finalizzato a eludere l’esito del giudizio innanzi al Tar e la pesante relazione della consulenza tecnica d’ufficio incaricata dal collegio giudicante. e continuano:
“I timori di Colacem si possono dedurre leggendo le criticità rilevate nella relazione della consulenza tecnica d’ufficio incaricata dal collegio giudicante, specie nella mancanza di trasparenza e certezza nei controlli e nella composi-zione chimico-merceologica dei rifiuti utilizzati unitamente per produrre il cemento». Altre carenze, poi, riguarderebbero «emissioni, rifiuti, scarichi privi di dati tecnici e trasmessi su diverse basi temporali rispetto ai limiti stabiliti, sforamenti dei limiti di concentra-zione degli inquinanti, assenza di dati sulla potenza termica dell’impianto, di prescrizioni delle materie prime impiegate e sulla quantità e qualità dei rifiuti, senza alcun vincolo all’impiego dipet-coke in alternativa al carbone fossile essendo essi clamorosamente ed erroneamente considerati equivalenti»


