Con Sha.ke competenze, relazioni e territorio si sono intrecciate per ridisegnare il futuro del Terzo Settore
Le luci si sono spente nelle sale del Museo Sigismondo Castromediano. I ventuno operatori del Terzo Settore partiti da Italia, Lituania e Bulgaria lasciano il Salento portando con sé molto più di una certificazione tecnica: portano la prova che l’intelligenza artificiale, per funzionare davvero, ha bisogno di radici umane.
Il progetto “Sha.K.E. – Sharing e-Knowledge to Empower Communities” (Erasmus+ KA210-VET), guidato dal CSV Brindisi Lecce Volontariato nel Salento ETS, ha ufficialmente compiuto la sua missione. Nei giorni di lavoro intensivo a Lecce, i partecipanti hanno affrontato la “frontiera”: hanno imparato a dialogare con gli algoritmi, a padroneggiare il prompt engineering attraverso strumenti come ChatGPT e Perplexity, e a strutturare flussi di lavoro complessi su Miro e Notion.
Tuttavia, il cuore di questa trasformazione non è stato lo schermo di un laptop. La nascita dei Digital Mentors — figure chiave che accompagneranno le associazioni locali verso un futuro più snello e incisivo — è avvenuta in un equilibrio perfetto tra bit e realtà.
Il successo di Sha.K.E. risiede in un’intuizione: l’innovazione non si impara solo sui manuali, ma si respira nei luoghi. Tra una sessione di codice e l’altra, il genius loci del Salento ha agito da catalizzatore. La pietra chiara di Lecce, le facciate scolpite delle chiese e i cortili nascosti del centro storico hanno raccontato ai partner europei una storia di comunità e apertura che dura da secoli.
Questa memoria viva si è fatta carne e mani nei laboratori. La materia e il gesto: Lavorare la cartapesta nella bottega di Barbara Calasso e condividere i gesti antichi della pasta fresca nel laboratorio Romanella di Antonella Romano non sono stati momenti di svago, ma esercizi di “connessione”. L’inclusione come progetto: Le visite alla Fondazione Div.ergo hanno mostrato come la diversità possa trasformarsi in potenziale creativo e visione sociale (“Div.ergo… sum!”). L’identità che comunica: Il brand di moda etica Silente ha spiegato come l’abito possa essere un’estensione dell’Io e uno strumento di comunicazione non verbale potente e autentico.
Questi frammenti di esperienza non sono semplici souvenir, ma memoria pronta a germogliare in territori lontani. I Digital Mentors tornano nelle loro comunità con uno sguardo nuovo, capace di tenere insieme dati e relazioni, tecnologia e cura.
L’esperimento salentino ha dimostrato che la trasformazione digitale, per essere davvero significativa, deve saper parlare la lingua delle persone. Perché, in fondo, l’innovazione è solo un altro modo per prendersi cura dell’altro.
“Il computer è la bicicletta della nostra mente, ma è il cuore che decide dove andare e quale bellezza cercare lungo la strada.”


