Sabato 9 maggio, nella prestigiosa Sala del Trono di Palazzo Gallone, un incontro tra letteratura e solidarietà a sostegno dell’AIL Lecce.
L’appuntamento è fissato per sabato 9 maggio 2026 alle ore 18:30, in una cornice che trasuda storia e bellezza: la Sala del Trono di Palazzo Gallone a Tricase. Qui, nel cuore di Piazza Pisanelli, la scrittrice Pina Petracca presenterà ufficialmente il suo nuovo volume, “Serve filo”, edito da Musicaos Editore. Non si tratterà di un semplice incontro letterario, ma di una serata corale dove la parola poetica si intreccia indissolubilmente alla solidarietà, grazie al patrocinio del Comune di Tricase e alla partecipazione attiva dell’AIL Lecce.
L’evento, introdotto e moderato da Oronzo Russo, vedrà i saluti istituzionali del sindaco di Tricase, Antonio De Donno, e del presidente di AIL Lecce, Mario Tarricone. Il dibattito entrerà nel vivo con gli interventi di Maurizio Nocera, Maria Grazia Bello, Anna Ronga e dell’editore Luciano Pagano, che analizzeranno le sfumature di un’opera che, come suggerisce il titolo, ambisce a “cucire” sensibilità e mondi diversi. La presentazione sarà impreziosita dalle letture curate da Donato Chiarello e dalle suggestioni musicali del Maestro Maria Fino, creando un’atmosfera immersiva capace di valorizzare il peso specifico di ogni verso.
A rendere l’iniziativa ancora più significativa è l’impegno civile dell’autrice: il ricavato della vendita del volume durante la serata sarà interamente devoluto all’AIL Lecce (Associazione Italiana contro le Leucemie, i linfomi e il mieloma). In un periodo in cui la cultura cerca nuove modalità per incidere sulla realtà sociale, Pina Petracca sceglie di trasformare la propria produzione artistica in un gesto di sostegno concreto, dimostrando che tra le pagine di un libro può scorrere un filo invisibile capace di unire l’arte alla ricerca e alla cura del prossimo.
L’ingresso alla manifestazione è libero. La cittadinanza è invitata a partecipare a quello che si preannuncia come un momento di profonda riflessione, dove il “filo” evocato dall’autrice diventa metafora di una comunità che si riconosce e si sostiene attraverso la bellezza e la cultura del dono.


