Il contributo delle Vincenziane è scolpito anche nel profilo della città
Da giovedì 8 maggio, un silenzio insolito avvolge piazza duomo a Brindisi. Le Figlie della Carità di san Vincenzo de’ Paoli hanno varcato per l’ultima volta la soglia di Palazzo De Marco. Con la tristezza negli occhi e la dignità di chi ha servito nel silenzio, hanno lasciato quella che per oltre un secolo è stata la “centrale operativa” della carità, dispensata a vantaggio dei brindisini, e in particolare degli ultimi. Scompare così, a soli tre anni dal fatidico traguardo del secolo e mezzo di presenza, un pilastro della storia civile e religiosa di Brindisi. Un addio che pesa come un macigno, non solo per la comunità dei fedeli, ma per l’intera cittadinanza, che perde un presidio di accoglienza e umanità.
Tutto ebbe inizio nel 1879, quando l’allora Arcivescovo di Brindisi Monsignor Luigi Maria Aguilar chiamò formalmente le suore per assistere i malati a domicilio e istruire le “figlie del popolo”. Da quel 3 dicembre, quando tre sorelle giunsero da Napoli a Brindisi, la Famiglia Vincenziana non ha mai smesso di essere il braccio operativo della città. Nel 1887, grazie al contributo economico dello stesso Arcivescovo di Brindisi, le suore acquistarono Palazzo Baoxich-De Marco, edificio che porta in dote una storia prestigiosa: fu la dimora di Carlo De Marco, illustre giureconsulto e Ministro di Grazia e Giustizia sotto i Borbone, artefice della bonifica del porto di Brindisi. È paradossale e amaro constatare che oggi la Congregazione abbia scelto di abbandonare un presidio così centrale, in una città che riveste un ruolo strategico nelle rotte e nelle dinamiche di un’Europa che guarda sempre più a Sud.
Le Figlie della Carità hanno accompagnato in prima persona i momenti più difficili della popolazione brindisina. Nel 1922 furono in prima linea per accogliere i profughi di Smirne: memorabili restano le cronache di suor Teresa Spagnoletti e i battesimi dei bimbi nati sui piroscafi in fuga, celebrati nella cappella del palazzo. E ancora, le ferite della Seconda Guerra Mondiale, con il bombardamento dell’Istituto, fino al 1991, quando le suore furono tra le prime a tendere la mano alle migliaia di albanesi sbarcati sulle nostre coste. Palazzo De Marco è da sempre un approdo sicuro per ogni forma di povertà della comunità brindisina. Nel tempo, ha accolto realtà diverse: dall’orfanotrofio all’asilo municipale, dal reparto per anziani fondato dalla famiglia Balsamo fino alle moderne attività del Centro Socio-Educativo diurno, dove generazioni di bambini e ragazzi sono state sottratte alla strada ed educate con amore ai valori della vita.
Il contributo delle Vincenziane è scolpito anche nel profilo della città. Fu grazie alle Figlie di Maria dell’Associazione “Ali Azzurre” di Brindisi e alla determinazione delle Figlie della Carità che nel 1955, vincendo scetticismi e difficoltà tecniche, la statua della Madonna della Medaglia Miracolosa fu issata con un elicottero sulla sommità del Monumento al Marinaio, a protezione dei brindisini e di chi va per mare. Con la partenza di suor Franca, suor Chiara e suor Giustina, non salutiamo solo tre religiose – numero che richiama simbolicamente le prime tre suore giunte nel 1879 – ma assistiamo allo spegnersi di una storica luce di carità. Si chiude oggi un luogo simbolo che per quasi un secolo e mezzo è stato approdo di accoglienza, discernimento e pace.
Brindisi sta perdendo, pezzo dopo pezzo, i suoi riferimenti storici, civili e religiosi. La scelta della Congregazione di lasciare Palazzo De Marco appare poco illuminata e priva di quella lungimiranza che la centralità di Brindisi meriterebbe. Resta l’eredità di un carisma – quello di san Vincenzo de’ Paoli e santa Luisa de Marillac – che ha insegnato a Brindisi che servire i poveri è servire Gesù Cristo. Ma da oggi, senza quelle “cornette” bianche (seppur ormai sostituite dal velo moderno) che attraversavano piazza duomo, Brindisi è decisamente più povera, più sola e un po’ meno consapevole della sua stessa storia.


