Alea, Forum Famiglie e associazioni dei consumatori chiedono regole più severe: “La prevenzione non diventi promozione indiretta del gioco”
Un richiamo forte alla trasparenza e alla tutela delle persone arriva da Alea (Associazione scientifica per lo studio del gioco d’azzardo), dal Forum nazionale delle associazioni familiari e da diverse associazioni dei consumatori, che chiedono di evitare qualsiasi forma di pubblicità indiretta o mascherata del gioco d’azzardo nelle campagne di comunicazione istituzionali.
Il gruppo di associazioni ha presentato un documento nell’ambito della consultazione pubblica di Agcom sulle linee guida dedicate alle campagne contro il disturbo da gioco d’azzardo (DGA), evidenziando il rischio che messaggi di prevenzione possano, se mal calibrati, trasformarsi in strumenti di normalizzazione delle scommesse.
Secondo i firmatari, la comunicazione pubblica deve essere chiara, non ambigua e non promozionale, evitando linguaggi e modalità capaci di rendere il gioco d’azzardo più accettabile o desiderabile. Tra le criticità segnalate viene indicato anche l’uso del termine “ludopatia”, considerato non coerente con la normativa vigente, che invece parla di disturbo da gioco d’azzardo (DGA) in una prospettiva di salute pubblica.
Il documento mette inoltre in guardia contro i meccanismi tipici delle piattaforme di gioco e scommesse — come bonus di benvenuto, cashback, notifiche continue, countdown, interfacce accattivanti e promozioni personalizzate — che, anche se inseriti in contesti informativi, possono agire come stimoli psicologici capaci di incentivare il comportamento di gioco.
Particolare attenzione viene riservata anche al cosiddetto “gioco responsabile”, ritenuto un concetto da chiarire meglio: secondo le associazioni, la responsabilità non può ricadere solo sull’utente, ma deve coinvolgere anche i gestori attraverso strumenti concreti di prevenzione, controllo e limitazione del rischio.
Il documento sottolinea inoltre come il fenomeno non riguardi solo il singolo giocatore, ma anche le famiglie, evidenziando gli effetti sociali del gioco problematico in termini di difficoltà economiche, conflitti relazionali, isolamento e disagio psicologico. Per questo viene introdotto il concetto di “harm to others”, cioè il danno esteso ai familiari e ai minori.
Tra le proposte avanzate figurano misure più stringenti: dalla limitazione della profilazione degli utenti al divieto dei bonus di benvenuto, fino a strumenti di autoesclusione più efficaci, monitoraggi indipendenti e maggiore trasparenza nei messaggi commerciali. Le associazioni chiedono inoltre che le campagne evitino qualsiasi elemento che possa creare normalizzazione o attrazione verso il gioco d’azzardo, soprattutto in contesti sportivi.
Il quadro delineato è quello di un fenomeno in crescita: secondo i dati richiamati nel documento, dal 2018 il volume delle scommesse sarebbe quasi raddoppiato, passando da 10,8 a 19,1 miliardi di euro, un incremento interpretato dai firmatari come segnale di forte esposizione al rischio di dipendenza.
Le associazioni ribadiscono infine la necessità di un approccio rigoroso alla prevenzione: la comunicazione pubblica, sostengono, deve essere uno strumento di protezione sociale, non un veicolo di promozione indiretta del gioco, e deve tenere conto anche delle più recenti indicazioni sul ruolo delle istituzioni nella tutela della salute e della coesione sociale.


