Dal 7 al 13 settembre un percorso dedicato alla storia di una giovane diciannovenne che ha combattuto a Kobane, per tornare alle radici di un impegno che parla di giustizia, pace e di una società diversa
C’è una storia che Terra del Fuoco Mediterranea continua a raccontare dal 2016, una storia diventata nel tempo parte integrante della sua identità e del suo modo di guardare al mondo. È la storia di Narin, una giovane di appena 19 anni che scelse di combattere a Kobane per un territorio che non era il suo, ma nei cui principi fondativi si riconosceva.
È proprio da questa vicenda che prenderà forma il percorso in programma dal 7 al 13 settembre, un appuntamento che vuole riportare al centro le ragioni profonde di un’esperienza nata attorno a valori come pace, giustizia, libertà e solidarietà.
«Dal 2016 pubblichiamo questa lettera perché ci ricorda uno dei motivi di questo nostro percorso», spiegano da Terra del Fuoco Mediterranea, sottolineando come il racconto di Narin non rappresenti soltanto una memoria del passato, ma continui a interrogare il presente.
Narin è diventato, per Terra del Fuoco Mediterranea, una sorta di manifesto. Una storia dentro la quale ritrovare domande, convinzioni e soprattutto la volontà di non rassegnarsi davanti alle ingiustizie. Non un invito alla guerra, tutt’altro: il messaggio ribadito dall’associazione è quello di chi non combatte e si augura di non doverlo mai fare, scegliendo invece di custodire e alimentare il sogno di una società più giusta e pacifica.
Il percorso di settembre sarà quindi l’occasione per raccontare la storia di una ragazza di 19 anni in lotta a Kobane, ma anche per andare oltre la singola vicenda e tornare all’origine di un cammino collettivo. Attraverso la memoria di Narin, Terra del Fuoco Mediterranea vuole infatti parlare di ciò che è, di ciò che vuole comprendere e di ciò che non accetta di considerare inevitabile.
Una settimana, dunque, che assume il valore di un momento di riflessione e partecipazione, nel quale una storia individuale diventa lo strumento per interrogarsi sul presente e sul mondo che vorremmo abitare.
L’invito degli organizzatori è semplice e diretto: «Siateci anche voi». Un invito a partecipare, ascoltare e condividere un percorso che, ancora una volta, sceglie di partire da una storia per parlare di futuro.


