In autunno il decennale del Festival nel segno del dialogo, della pace, della solidarietà e dei diritti
OSTUNI (Br) – Ostuni, dieci anni di incontri, idee, testimonianze e cooperazione. Il Festival della Cooperazione Internazionale si prepara a raggiungere nel 2026 il traguardo della decima edizione, dal titolo “Civiltà dell’amore, civiltà della terra” con un appuntamento che vuole andare oltre la celebrazione di un anniversario per interrogarsi sulle grandi trasformazioni del nostro tempo.
Il programma è in fase di definizione e sarà presentato nelle prossime settimane. Ma il percorso è già tracciato: pace, solidarietà internazionale, inclusione, diritti, dialogo tra i popoli e custodia dell’umano saranno ancora una volta al centro di una manifestazione che, dal 2017, prova a leggere le crisi del presente attraverso la lente della cooperazione. Le nove edizioni precedenti hanno attraversato anni segnati da crisi economiche, pandemia, emergenze ambientali, nuovi conflitti e profonde tensioni geopolitiche. Una condizione che i promotori definiscono di «policrisi» e che rende ancora più urgente interrogarsi su quale modello di convivenza costruire.
Da qui nasce il filo conduttore della decima edizione: camminare insieme sui sentieri della civiltà dell’amore, provando a trasformare l’analisi delle fratture del presente nella ricerca concreta di ciò che può ancora unire persone e popoli. Una sfida sintetizzata in poche parole: «È ormai tempo». Tempo di superare l’indifferenza, di custodire ciò che è umano e di immaginare nuove forme di convivenza capaci di affrontare la crescente complessità del mondo.
Tra le novità che caratterizzeranno il decennale ci sarà un percorso di «Dialoghi di civiltà», pensato come spazio di approfondimento e confronto intorno ad alcune delle grandi questioni contemporanee. Filosofia, società, geopolitica, cooperazione e responsabilità collettiva si incontreranno in un programma che metterà in relazione pensiero e azione. L’obiettivo non sarà soltanto comprendere ciò che sta accadendo, ma provare a elaborare prospettive e proposte.
Al centro una domanda che attraverserà l’intera manifestazione: che cosa può ancora unire l’umanità in un’epoca segnata da divisioni, guerre e contrapposizioni?
Uno spazio importante sarà dedicato alla cooperazione internazionale, intesa come strumento concreto di costruzione della pace. Il Festival tornerà a guardare ai luoghi nei quali guerre e violenze producono le conseguenze più drammatiche sulla popolazione civile e sulle persone più vulnerabili. Ucraina, Palestina e Sud Sudan saranno alcuni degli scenari attraverso i quali affrontare il rapporto tra conflitti, solidarietà internazionale e tutela della dignità umana. Non mancherà l’attenzione all’educazione alla pace, con esperienze e testimonianze capaci di mostrare come il dialogo possa essere costruito concretamente anche tra persone provenienti da comunità divise dai conflitti.


