Teatro

MI CHIAMO ALIBI TEATRO
E SONO NATA nel 2013 a Tricase in provincia di Lecce
OGNI GIORNO racconto con il teatro la mia terra, sul carro di Tesbi attraverso le piazze e distribuisco parole e gesti essenziali, parole eterne di grandi classic

 

LE MIE PAROLE

di William Shakespeare – Il mondo intero è un palcoscenico

Il mondo intero è un palcoscenico,
E tutti gli uomini e le donne semplicemente attori:
Hanno le loro uscite di scena e le loro entrate in scena;
Ed un uomo durante la sua esistenza recita molte parti,
La sua vita è composta da 7 atti. All’inizio è un poppante,
che geme e rigurgita tra le braccia della nutrice.
Quindi lo scolaretto piagnucoloso, con la sua cartella
Ed il viso illuminato a giorno, avanzando come una chiocciola
malvolentieri verso la scuola. Poi l’amante,
Che sospira come una fornace, con una sciocca poesia
Dedicata al sopracciglio della sua bella. Dopo il soldato,
Fedele a strani giuramenti e con la barba di una fiera,
Custode dell’onore, svelto e pronto alla rissa,
Che cerca un’effimera reputazione
Anche nella bocca del cannone. Quindi la giustizia,
In una pancia bella paffuta rimpinzata di buon cappone,
Con occhi severi e taglio formale di barba,
Piena di saggi proverbi ed istanze moderne;
E così recita la sua parte. La sesta età scivola
Tra i pantaloni penduli e sgualciti,
Con occhiali sul naso e la borsa a tracolla,
I suoi indumenti giovanili, un mondo troppo grande
Per il suo polpaccio dimagrito; E la sua gran voce virile,
che torna ad essere l’ugola infantile, suona come
Flauti e fischi. L’ultima scena di tutte,
Che termina questa strana storia a tappe,
E’ la seconda infanzia ed il semplice oblio,
Senza denti, Senza occhi, Senza gusto, Senza niente.
Noi siamo un’associazione culturale nata nel 2013 a Tricase. Nasciamo nel 2013 con un gruppo di soci, diciamo i soci fondatori, che hanno dato il via a quest’attività che principalmente è nata come collettivo aperto, libero, indipendente di professionalità nel campo del teatro e della divulgazione teatrale. L’obiettivo primario è quello di formarci e quindi l’uno per l’altro essere punto di riferimento il know how del nostro lavoro e poi orientarci verso il territorio nello specifico il basso Salento, il Capo di Leuca che abbiamo eletto subito come territorio di riferimento per costruire un gruppo teatrale che non fosse solamente legato alle istanze storiche di questo territorio che sono appunto il teatro dialettale o il teatro di ricerca ma che fosse aperto a racconti di nuove storia che potessero interpretare il contemporaneo. Tutto il nostro lavoro in questi anni è stato questo con partenariati  rarissimi  e con tanti enti che si sono occupati di stare qui, di resistere sul territorio
Si è trasformato nel tempo. Man mano che gli obiettivi li abbiamo raggiunti abbiamo spostato l’asticella sempre più in alto. All’inizio avevamo questo obiettivo formativo, poi abbiamo costruito un pubblico.  Abbiamo creato un pubblico teatrale disposto a pagare quindi che potesse dare sostenibilità nel tempo ai nostri progetti al di là dei soldi dell’intervento pubblico. Ottenuto questo abbiamo cominciato a strutturarci dal punto di vista professionale: abbiamo investito in tutto quello che ci poteva permettere di organizzare eventi al di là dei nostri e quindi siamo arrivati ad essere un punto di approdo per molti, magari più piccoli che non avevano la possibilità di esprimersi davanti ad un pubblico strutturato
Io credo la prima, che è stata la decisione della prima ora, cioè tutelare al cento per cento chi lavorava e cioè fare questo passaggio dall’ amatoriale al professionale subito anche se all’epoca non avevamo le risorse per farlo, per sostenerlo, però ci siamo posti quest’obiettivo: quello di lavorare sempre con un contributo ENPALS INPS e di tutelare il nostro lavoro proprie come lavoro nel lungo termine. Questa è una decisione facoltativa perché uno può fare ottimo teatro ed essere amatoriale oppure fare ugualmente ottimo teatro ed essere professionale: è una scelta del professionista.
Il fatto che, molto spesso, gli spazi dedicati al pubblico, ai riceventi difficilmente si possono considerare a norma e quindi moltissime volte abbiamo dovuto supplire ai deficit strutturali dell’infrastrutturazione culturale del territorio. Mancano gli spazi al chiuso e dedicati agli eventi dal vivo e, se ci sono, non sono a norma. Abbiamo dovuto selezionare e stimolare alla costruzione o alla messa in sicurezza degli spazi; specie adesso con queste nuove norme. Credo che sarà dirimente per un posto fare eventi o meno a seconda di questo. E poi dal vivo, d’estate, all’aperto, far comprendere che la proposta culturale non deve essere orientata necessariamente al turista ma deve essere orientata a chi vive sempre qui e poi anche al turista, inevitabilmente anche al turista. Quindi un’offerta di servizi, di proposte, di corsi, di formazione dedicati principalmente a chi vive sul territorio, non a chi è ospite temporaneo.
La carenza degli spazi ha avuto moltissima importanza. Nei primi 5 anni noi abbiamo praticamente investito tutto quello che abbiamo incassato, in qualche modo guadagnato, tutto quanto di nuovo all’interno dell’associazione perché non c’era la possibilità di rimborsare niente, nemmeno un euro di benzina. Quindi i primi 5 anni sono stati di totale investimento, e questo ha creato una selezione molto importante tra i volontari fondamentalmente, perché tali eravamo. Nel tempo poi siamo riusciti a superare piano piano, creando delle piccole sicurezze sui territori ovviamente con l’appoggio di altre associazioni, della politica, degli enti pubblici della bandistica però molto lentamente. Dopo 7 anni siamo, come dirti, all’anno zero, cioè come se stessimo cominciando adesso in un territorio strutturato.
La chiave più importante per noi sia stata la costanza, cioè una proposta costante nonostante i risultati immediati, a volte risultati terribili ma comunque abbiamo tutti quanti continuato. Non abbiamo selezionato da subito secondo un criterio economico o di valore abbiamo dovuto costruire nel trend attendendo dei risultati. Spesse volte quest’esercizio, diciamo, masochistico ci ha portato a trovare altre persone che facevano la nostra strada, il nostro percorso in altri contesti, in altri spazi culturali. Questa tenacia ci ha unito
Io credo la diversificazione delle competenze all’interno dell’associazione ed anche una leggerezza, un’agilità dal punto di vista associativo nel mettere in atto delle strategie: di essere abili a modificarsi velocemente, col massetto leggero non troppo strutturato. E ovviamente la diversificazione su diversi livelli da quello della produzione, all’organizzazione, alla formazione ecc.
Io credo che abbiamo costruito un pubblico trasversale, intendo parlare di età, principalmente: si va dai molto giovani fino alle persone adulte e abbiamo capito, ad un certo punto del nostro percorso, che era importante avere un luogo. Insieme ad altre persone che abbiamo incontrato in questo nostro percorso, abbiamo deciso di costruire un luogo, un piccolo spazio che poi si chiama “Essenza” ed è a Corigliano d’Otranto. In quella fase, cioè nella fase della costruzione di un piccolo luogo che fosse centrale nel Salento e facile da raggiungere da tutte le latitudini di quanto territorio. Lì si è costruito e strutturato un pubblico che è molto probabilmente più tricasino di quanto non sia a Tricase. La cosa veramente incredibile è che noi riscontriamo la presenza di concittadini a Corigliano più di quanto non si faccia a Tricase. Ed è una situazione che noi abbiamo analizzato in questa maniera: cioè la vicinanza, la prossimità con gli attori, con le professionalità in quel luogo è una vicinanza importante perché c’è chi lavora al banco per distribuire un bicchiere divino, o chi fa il biglietto d’ingresso ecc e questa prossimità ha creato una forte intimità che a Tricase invece non c’è stata perché sono sempre stati percorsi istituzionalizzati, percorsi formali. Invece credo che quello che il pubblico di Tricase cerca è una fuoriuscita dall’ambiente ufficiale alla ricerca personale di quello che ti piace o non ti piace.
Da allora stiamo collaborando insieme a loro sulla logica del cambiamento, sulla logica della restanza nel territorio con l’idea di non creare soltanto  una nostra dimensione professionale, appunto volontaria, rispetto alle attività del territorio, ma di essere anche approdo per molti, quasi una scuola…in questo senso..per molti altri che fanno questo lavoro…. Sia dal punto di vista di una costante disponibilità al partenariato e alla discussione della progettazione culturale, sia come esperienza, come spazio d’esperienza da poi riportare nei propri ambiti. Non so se è replicabile, non credo che sia la strada della replicabilità dell’esperienza piuttosto l’affiancamento, dello scambio dell’esperienza in presenza però. Così lo facciamo.
Da sempre c è una logica diciamo leccese di avere come riferimento Lecce, come spazio in cui l’arte teatrale ha luogo e per assurdo in tutta la Puglia non ci sono altre … teatri privati e quindi la costituzione di uno stabile pubblico che fosse di riferimento del basso Salento e che possa colmare quella distanza tra teatro dialettale e teatro di genere e quindi il teatro di prosa. Noi abbiamo pensato di crearlo dove serviva. Non solo il teatro mancava, ma proprio questo pezzo del Novecento mancava: la prosa e quindi con l’idea di fare vedere alla signora, la casalinga, “La locandiera di Goldoni” una volta nella vita o Pirandello una volta della vita. Abbiamo pensato di lavorare nella costruzione di un teatro d’arte qui nel Salento, nel basso Salento, perché a Lecce cera già tantissimo ed era tutto lecce-centrica.
 Buona parte del tempo nelle realtà associative è solo probabilmente  il momento dell’evento che è strutturato per quanto ci riguarda la nostra attività professionale. Ancora riusciamo  rimborsare le prove, a rimborsare le strutture sceniche, ancora le riportiamo. Abbiamo forze un… allo stesso tempo non vogliamo assumere dei tecnici e questo lavoro lo facciamo noi stessi, è un lavoro volontario. Niente è così strutturato da poterlo definire lavoro a tutti gli effetti: cospicuo, con il corrispettivo mensile.
Per questo riguarda il nostro mestiere, quello teatrale, la nostra realtà associativa, non credo che ci sia risposta alla realtà chi ve lo fa fare non puoi fare altrimenti, non vuoi fare altrimenti, non vuoi trovare altre strade, perché li come persona ti ritrovi e ti identifichi. In altri mestieri non lo faresti mai.
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