Migranti

MI CHIAMO ALTERAMENTE
E SONO NATA nel 2013 a Lecce
OGNI GIORNO curo e alleno il dialogo tra le persone, alleno alla creazione dei legami.

 

LE MIE PAROLE

DI Gianni Rodari – Il treno degli emigranti

Non è grossa, non è pesante
la valigia dell’emigrante…
C’è un po’ di terra del mio villaggio,
per non restar solo in viaggio…
un vestito, un pane, un frutto
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l’ho portato:
nella valigia non c’è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuole venire.
Lui resta, fedele come un cane.
nella terra che non mi dà pane:
un piccolo campo, proprio lassù…
Ma il treno corre: non si vede più.
AlteraMente è un’associazione di promozione sociale che è nata con lo scopo di elaborare, promuovere, realizzare progetti di solidarietà sociale e quindi in questi anni si è occupata, è stata sempre impegnata nei campi dell’inclusione sociale, della didattica, della formazione professionale, della mediazione linguistica-interculturale e della divulgazione scientifica. Negli anni, questi campi differenti si sono poi concretizzati in progetti formativi di inserimento lavorativo, nei laboratori didattici, ricerche scientifiche. Abbiamo partecipato anche a seminari, convegni, dibattiti sempre sul tema dell’inclusione sociale. 
Abbiamo seguito un progetto mirato per inclusione dei Rom, ed un altro  progetto a livello nazionale chiamato “Spazio zero sei”, progetto nato non solo a Lecce ma anche in altre tre città in Italia: Ventimiglia, Pistoia e Vibo Valenzia.  Abbiamo anche avuto l’opportunità, grazie al finanziamento per i bambini “Impresa sociale” per il progresso della povertà educativa minorile, di dare vita ad uno spazio fisico, cosa che prima ci mancava basato sempre sull’incontro con le famiglie, con i bambini. 
È uno spazio fisico in cui noi curiamo le relazioni, non solo il bambino può apprendere facendo un’esperienza insieme ma tutta la famiglia e tutto il complesso famigliare, ottenendo così un Nutrimento! 
Il principio di “Spazio zero sei” è l’educazione non formale. 
Infatti noi non ci poniamo in parallelo ai servizi tradizionali ma siamo una continuazione del servizio tradizionale. Abbiamo una equipe multidisciplinare: c’e la pediatra all’interno della spazio, c’è la psicologa, c’è la nutrizionista. Basiamo la nostra attività sull’informale, quindi gli incontri che facciamo con i genitori sono sempre basati su tematiche diverse ma con caratteristiche dell’informalità: incontro intorno a un tavolo con una tazza di tè oppure dei laboratori che si fanno in compresenza. Al momento abbiamo dovuto un po’ adeguarci alle disposizioni anti Covid però, usando il principio di “Spazio zero sei” che è quello di vivere un’esperienza informale tra adulto e un bambino e quindi di scambio, di intraprendere delle relazioni non solo bambino–bambino ma bambino-adulto e adulto-adulto. Questo è quello che noi facciamo a Spazio zero, lavoriamo non soltanto con le famiglie ma anche costantemente con il Comune. 
Il Comune magari ci segnala delle famiglie in stato di fragilità che necessitano di un supporto psicologico o altro. Lavoriamo con le associazioni che si occupano di prima infanzia ma non solo prima infanzia ma adolescenza proprio perché appunto il lavoro in rete, secondo noi è essenziale. Abbiamo sempre cercato di collaborare non solo con gli Enti Pubblici ma anche con le associazioni del terzo settore. Parte fondamentale delle nostre attività sono ovviamente i volontari: ci teniamo molto a dire che i nostri volontari sono sempre in continua formazione. Sia quando si è parlato del progetto con i Rom dove facevamo questo supporto extra-scolastico, proprio perché l’approccio doveva essere un approccio consapevole. Abbiamo sempre fatto degli incontri di formazione che riguardavano il contesto in cui andavamo a lavorare, in cui ci incontravamo, sia adesso con questo progetto nazionale noi siamo in continua formazione. Infatti all’interno del partenariato c’è il comune di Pistoia e il ruolo del comune di Pistoia è proprio quello di fornirci una costante formazione e accompagnamento: quindi tutta l’equipe di Spazio zero è in continua formazione. 
Se parliamo del lavoro nel campo Rom e di tutto il nostro trascorso, si! Noi abbiamo dovuto fare molte cose che non erano di nostra competenza, anche cose pratiche nell’affiancamento di pratiche per accesso case polari o nell’iter per la cittadinanza per minori. Però questa era più una cosa che facevamo nel passato. Adesso, da quando c’è Spazio, da quando c’è stato anche un cambio di amministrazione la collaborazione è diversa. Parte innanzitutto dal punto che noi siamo in uno spazio comunale che ci è stato concesso per la durata di questo progetto “Spazio zero sei” che dura tre anni. Noi abbiamo dovuto ristrutturare un immobile comunale Quindi l’interfacciarsi con il comune  è stato d’obbligo: lo prevedeva il bando da cui abbiamo poi avuto il finanziamento. Però, dopo questo primo incontro è continuata una collaborazione; adesso siamo in contatto con l’assessore al welfare proprio perché, grazie all’assessore intercettiamo le famiglie: diciamo che adesso c’è una collaborazione ed è una cosa abbastanza nuova che dura da due anni
Non è stato facile. Tutto quello che abbiamo realizzato finora non è stato facile. Anche il fatto di lavorare a progetto non ci dà una continuità, una stabilità. Per esempio all’interno dell’associazione due delle socie che erano socie fondatrici sono partite: una ragazza adesso vive in Svezia ed una a Bruxelles. Lavorare a progetti non ti dà continuità. Ci sono stati anni che non avevamo lavoro, non avevamo supporto economico. C’è chi si è dovuta reinventare partendo o chi come me ha cercato di rimanere anche per altre ragioni, e poi ha fatto di questo rimanere un’opportunità lavorativa. Comunque è sempre a progetto, finirà con la fine di questo progetto, sperando di continuarlo, di reinventarlo magari in un altro modo. Sicuramente la criticità è questa, l’insicurezza e la difficoltà di dare una continuità al nostro lavoro.
Siamo tutti tra i 30-35 anni. Però siamo partiti lavorando insieme, studiando insieme e questo è un nostro punto di forza. La crescita prima professionale e personale è andata sempre di pari passo. Abbiamo tutti sui 35 anni e lavoriamo insieme da tanto.
Siamo sempre state tutte donne, quest’anno abbiamo un collaboratore uomo che poi è la svolta per cose molto pratiche. Comunque siamo un gruppo affiatato perché abbiamo lavorato sempre insieme quindi se siamo state solo donne è stato un punto di forza, secondo me.
Ci sono stati momenti in cui abbiamo pensato di fare altro. Noi crediamo molto in quello che facciamo. Questo ci ha permesso di continuare, di essere sempre molto decise e poi perché noi siamo parte del cambiamento, noi vogliamo vivere qui a Lecce: a Lecce viviamo bene e quindi stiamo cercando di porre le basi per il cambiamento, per costruire la comunità, la società che vogliamo noi per i nostri figli. Questo è sicuramente quello che ci ha fatto rimanere, di fare parte delle ricerca-azione, di modificare, agire per modificare il reale sociale. Il cambiamento deve partire da ognuno di noi. Abbiamo sempre lo stesso punto di vista, in questo siamo molto unite e quindi stiamo lavorando per modificare le cose che a nostro avviso non vanno bene. Devo dire che abbiamo una comunità intorno che la vede come noi, che ha sempre fatto le battaglie con noi. 
Questo è già successo come è successo anche il contrario perché magari chi faceva parte dell’associazione si è visto costretto a partire. Però sicuramente il fatto di avere un punto di riferimento così saldo può dare un input per tornare o comunque un aiuto nel ripartire. Sicuramente ho amiche che sono tornate dopo un’esperienza universitaria anche a Manchester. Nel tornare poi per ripartire si affacciano alla nostra associazione.
Per quanto riguarda il volontariato noi puntiamo molto sulle persone che ci aiutano a livello volontario e cerchiamo di dare sempre qualcosa che sia a livello di formazione continua o che sia un rimborso spese però il volontariato è parte del nostro agire, del nostro operare. Ti dico io che ho fatto per anni la volontaria e che tutt’ora lavoro, faccio del volontariato che sicuramente ci dà tanto il volontariato.
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