Clochard

MI CHIAMO COMUNITA’ SAN EGIDIO
E SONO NATA  nel 2017 a Lecce
OGNI GIORNO combatto la povertà in tutto il mondo, mi dedico alle periferie geografiche ed esistenziali della nostra città, aiuto chi ha scelto la strada come casa.

 

LE MIE PAROLE

di Edmondo De Amicis – Il mendico

Son digiuno, signor, da questa mane,
« Ei va dicendo » casco di languore;
« Datemi qualche cosa, o buon signore;
« Datemi un soldo per comprar del pane.
« Son vecchio e solo, campo come un cane,
« Dormo in un covo che mi mette orrore,
« M’è morto un figlio, son malato al core
« Ho tutte, tutte le disgrazie umane.
« Movetevi a pietà, ve ne scongiuro!
« Un soldo, signor mio, son mezzo morto;
« Un soldo per comprarmi del pan duro,
« Un soldo per un vecchio in agonia! »
E tu nel lieto giornaletto assorto,
Segui vigliaccamente la tua via.
“La comunità Sant’Egidio nasce nel ‘68 a Roma. Questo lo dico perché la nostra realtà è collegata con quella romana. A livello locale siamo legati comunque con tutte le realtà del mondo, perché è una realtà presente in tante parti del mondo. Siamo presenti a livello locale però sempre tenendo lo sguardo alto insomma sul mondo. A Lecce è presente da sei anni ed è costituita prevalentemente da giovani, liceali ed universitari, un gruppo di 50 ragazzi in crescita.
Partendo dall’ascolto del Vangelo, noi ci dedichiamo alle periferie geografiche, esistenziali delle nostre città. Quindi partendo da una preghiera comunitaria, che fa cultura, noi arriviamo a vedere la società, ci accorgiamo delle difficoltà che tante persone vivono nella nostra città. Ci siamo accorti della condizione di tanti fissa dimora che seguiamo tutte le settimane con degli incontri fedeli, loro ci aspettano, distribuiamo la cena che diventa in realtà un pretesto per fare amicizia, per cambiare in meglio la loro vita. Loro non sono degli assistiti, ma un noi ecco, loro vengono agli incontri e quando riescono a trovare, grazie al nostro aiuto, una stabilità, loro si mettono a disposizione per aiutare gli altri. Questo è un punto importante. Noi da 3 anni andiamo a trovare i senza fissa dimora, dopo l’emergenza freddo che ci è stata quando ci fu con una forte nevicata. 
Allora ci siamo messi a disposizione avviando una raccolta di coperte e ci fu una grande risposta. Iniziammo così a distribuire le coperte e il the caldo durante quell’emergenza. Dopo di che siamo molto cresciuti. Iniziammo ad andare in stazione e conoscevamo 10 persone, ora ne incontriamo 70 tutte le settimane”.
Partendo dalla distribuzione della cena, noi conosciamo tantissime persone e per molti siamo riusciti a fare molto di più. Ad esempio delle persone che abbiamo conosciuto, ora vivono in case, sono riusciti ad affittare delle stanze, degli appartamenti. Gli abbiamo fatto capire che ora potevano farcela. Siamo riusciti a salvare fino ad ora 6-7 persone dalla strada. Però dal punto di vista di servizi strutturali, come dormitori, delle case di ospitalità per il momento no. La difficoltà che riscontriamo è trovare dei luoghi di ospitalità, sia per noi … siamo 50 giovani che ancora non hanno ancora una casa, un posto fisso, una sede. Anche per i poveri è complicato trovare dei luoghi di ospitalità. Però con le nostre risorse cerchiamo di cambiare la vita di tanti e d in effetti …
Ci auto organizziamo
Un punto di forza è essere una realtà che ha alle spalle 50 anni di storia, di esperienza, di storia vissuta in periferia. E poi la cosa più bella: essere giovani che si dedicano agli altri. E poi essere giovani vuol dire essere creativi, significa essere capaci, trovare soluzioni dove sembra non ce ne siamo. Anche questa capacità di mettersi in gioco, riuscire a coinvolgere tanti alleati in questo…la collaborazione.
Per me soprattutto nella città di Lecce, ritengo ci siano tante periferie, non solo geografiche ma anche esistenziali. In questi anni le abbiamo scoperte. Noi abbiamo conosciuto tanti senza fissa dimora, ma credo che ce ne siano di più di quelli che conosciamo. Penso che siano mondi molto isolati, il problema è l’isolamento, la mancanza di legami . Con questo pretesto si riesce a creare un tessuto intorno ad ogni persona che vive in periferia,. Questo accade anche con gli anziani in istituto, nelle RSA. Abbiamo notato il dramma in questa epidemia della morte di molti anziani in istituto. Per me, per noi, la nostra esperienza ci dice che quella è una periferia che va scoperta, studiata con urgenza, studiata per trovare modelli, progetti nuovi per permettere agli anziani di rimanere a casa propria. Abbiamo visto con l’epidemia che chi ne ha pagato di più le conseguenze sono stati gli anziani. Il 50% dei morti sono s atti gli anziani in RSA d’Europa. Quindi va studiata una strategia per cercare di costruire una rete, un tessuto sociale intorno ad ogni persona. Questo dobbiamo fare. Questa è la nostra mission.
Ci aspettiamo di poter crescere sempre più per arrivare a tanti, per poter trovare strade nuove. Ci aspettiamo di costruire tanti spazi di ospitalità, tante case per chi non ha posto e  riuscire a coinvolgere sempre la cittadinanza in questo. Me lo aspetto perché ci sono dei segni che siamo sulla giusta strada. Durante l’epidemia ci sono stati tantissimi drammi che hanno colpito tanti anziani, tanti poveri. Abbiamo notato che ci è stata una forza. tanti si sono avvicinati, si sono posti domande sul futuro della città. Si sono avvicinati circa 60-70 tanti giovani per aiutare. È un segno di speranza per il futuro. Non bisogna aspettare i politici, o comunque gli enti, che dovrebbero fare. Non dobbiamo aspettare che lo facciano gli altri, ma ognuno di noi si deve mettere in gioco per cercare di cambiare le cose.
Sicuramente c’è una nuova consapevolezza che però non va sprecata. Questo periodo ci ha posto davanti una sfida. Dobbiamo quindi aiutare tanti a rispondere nella maniera giusta alle domane che ci sono state poste in questo periodo. L’importanza, il fatto di comprendere che siamo gli uni legati agli altri. Durante la pandemia l’abbiamo capito. Bisogna continuare così ad incoraggiare, far appassionare gli altri alla propria città, alle persone. Cercare di costruire una comunità.
Noi abbiamo compreso la bellezza e la potenzialità del nostro territorio, delle nostre città. Anche grazie alla comunità abbiamo compreso che è possibile restare e cercare di costruire un futuro qui. Bisogna lavorare sull’indurimento, anche dal punto di vista culturale. Molti giovani crescono con l’idea di andar via ad un certo punto della loro vita perché non trovano i giusti strumenti per andare avanti. Io direi che bisogna far trovare agli altri la motivazione per restare. Cioè far capire che ognuno è protagonista anche per migliorare il posto in cui si vive: Lavorare sulla creatività, sulla progettazione sociale. Ci sono tanti bisogni e noi gli abbiamo studiati. Bisogna studiare il territorio e cercare di dare le giuste risposte, anche lavorative. C’è tanto bisogno ma siamo scarsi nel progettare. Questa potrebbe essere una soluzione per il futuro, imparare a capire cosa c’è bisogno nella nostra città, nel nostro territorio e lavorare su quello.
Ci sono tanti giovani che sono tornati
Le azioni volontarie. C’è bisogno di mettere al centro la gratuità, perché viviamo in un mondo in cui ci si scandalizza della gentilezza gratuita, per l’amicizia disinteressata e nel momento in cui si compiono dei gesti volontari di gratuità si scopre una grande libertà per se stessi. Si scopre anche una grandissima felicità per la propria vita, un senso per la propria vita.
Anche la seconda domanda…Noi abbiamo sperimentato con la comunità e anche con i poveri una grandissima … abbiamo trovato il senso della nostra vita e il senso di rimanere qui. Pensiamo come dice il Vangelo che ci sia più gioia nel dare che di ricevere e siamo contenti di farlo e lo facciamo. Abbiamo adottato uno stile di vita che ci libera dalla violenza, dal male, da un mondo pieno di conflitti e di individualismo. Abbiamo scoperto che è bello lavorare per gli altri, perché così cambiando il mondo ci porta a cambiare noi stessi. Io penso che molti giovani abbiamo trovato lo stimolo per rimanere qui proprio grazie a questo stile di vita, alle azioni volontarie e gratuite.
TORNA ALLE CARTE