Razzismo

MI CHIAMO DIRITTI A SUD
E SONO NATA nel 2014 a Nardò in provincia di Lecce
OGNI GIORNO racconto la vera storia della mia terra con quello che produco, annaffio la pianta dei diritti di chi è straniero.

 

LE MIE PAROLE

di Grazia Deledda – Noi siamo sardi

Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi,
romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.
Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono
sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo,
lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
Siamo il regno ininterrotto del lentisco,
delle onde che ruscellano i graniti antichi,
della rosa canina,
del vento, dell’immensità del mare.
Siamo una terra antica di lunghi silenzi,
di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.
Noi siamo sardi.
A noi non interessa solo vendere la salsa di pomodoro, a noi interessa raccontare il nostro territorio la nostra forza il nostro lavoro: con i nostri prodotti consegniamo anche una storia.
Siamo un’associazione culturale, siamo basati a Nardò, ci chiamiamo Diritti a Sud nasciamo nel 2014 ,nasciamo però sulla scorta di un lavoro che nasce già nel 2009, quando un gruppo originario ha cominciato a fare un po’ un lavoro di contatto con i lavoratori, braccianti stranieri che arrivano a Nardò, perché Nardo è un centro agricolo meridionale e da circa 25 anni anche di più che insiste questo fenomeno di bracciantato straniero che arriva sul territorio di Nardò per lavorare la raccolta delle angurie e dei pomodori. Noi abbiamo nel corso del tempo affinato una grossa conoscenza delle persone che arrivano qui, facendo un tipo di lavoro molto particolare anche delicato. In qualche modo siamo riusciti tramite un operazione di soccorso proprio nel 2009, portando acqua, medici sul campo, portando viveri dando piena assistenza ad entrare in connessione con i lavoratori con le persone. Nel corso degli anni ci siamo occupati un po’ di tutti per quanto riguarda i loro bisogni, dall’orientamento agli accompagnamenti a indirizzarli verso il disbrigo delle pratiche orientarli verso i servizi, dagli ospedali ci occupiamo un pò di tutti ormai e quindi nel corso degli anni siamo diventati un punto di riferimento per loro.
Sino al 2014 decidiamo di far nascere un’associazione in maniera completamente mista dove all’interno vi sono sia persone straniere che persone italiane. Nasciamo con la volontà di abbattere quel contesto cosi di pregiudizio che ce nei confronti delle persone straniere soprattutto africane, cercando invece di ribaltare la situazione provando insieme di far partire dei progetti di carattere culturale, ad esempio la scuola di italiano per migranti i cosiddetti per persone straniere che abbiamo fatto per più anni, corsi di lingue fatto verso tutti, anche per glia autoctoni e per la società che ospita queste persone e altre attività legate all’inclusione sociale di carattere europeo, delle attività per creare delle connessioni con la comunità che riceve ogni estate queste persone che comunque arrivano qu in città , sempre nell’ottica di abbattere il pregiudizio ed abbassare quel canovaccio di razzismo retorico che purtroppo viene fuori quella che è la narrazione dei mezzi di comunicazione e anche dalle leggi che purtroppo nel corso degli anni le istituzioni hanno messo in campo. 
Nel 2015 invece lanciamo insieme ad un’altra realtà che è su Bari che si chiama Solidaria,  il Progetto “Sfrutta 0”, che è un progetto  che in qualche modi ci ha fatti conoscere un po’ di più, assieme a loro all’associazione Solidaria proviamo a più mani di lanciare una filiera agricola del tutto autogestita in cui persone straniere e italiane lavorano insieme alle stesse condizioni, progettando, ideando e pianificando  e poi facendo tutto il lavoro di tuti i segmenti della filiera fino alla raccolta, distribuzione e promozione in maniera del tutto mista quindi nel 2015 lanciamo questo progetto di produzione di salsa di pomodoro chiamato “Sfrutta 0” perché non vuole sfruttare gli esseri umani i lavoratori, la natura perché non utilizziamo prodotti di sintesi e iniziamo nel 2015 con una prima raccolta di 2500 vasetti di pomodoro sino ad arrivare qui a Nardo nella scorsa produzione fino a raggiungere un numero di 23 mila vasetti di salsa di pomodoro distribuiamo un po’ in tutta Italia fuori dal circuito della grande distribuzione , fuori dai supermercati, da qualche tempo distribuiamo su tutto il territorio nazionale in pratica nel Gruppi di acquisto solidale , botteghe , negozi etici ma anche fuori dall’Italia facendo delle spedizioni a gruppi di famiglie o a negozi con un orientamento alla qualità del prodotto o ad un attenzione verso chi produce e che cerca di rispettare i requisiti di legge e i diritti dei lavoratori.
Questo è un po’ in breve quello che abbiamo provato a fare in questi anni.
Ci fa entrare dentro in una risposta che da più riesce a darci la tonalità rispetto a quello che facciamo e siamo. Noi non amiamo definirci dei volontari ma ci definiamo degli attivisti, la nostra è una vera e propria militanza, stiamo cercando di dare nel tempo di dare e mandare  dei veri e propri messaggi politici un po’  verso tutti, verso i consumatori, verso i produttori, verso i cittadini, verso le istituzioni, verso gli Enti verso i grossi aggregati che si occupano della distribuzione dei prodotti, siamo dentro una rete nazionale che si chiama “fuori mercato autogestione in movimento” e una rete molto grande che accorpa molte realtà dalla Lombardia alla Sicilia , che autoproducono che nei propri territori sono dei veri e propri presidi libertari. Noi abbiamo questa ottica, vogliamo fare le cose insieme garantendoci la nostra autonomia, vogliamo solo per quanto riguarda, è questa è la nostra linea di indirizzo, per quanto riguarda i progetti di carattere culturale, laddove è possibile aggredire quella spesa pubblica che viene messa in campo dalle istituzioni con i soldi quindi di tutti i contribuenti e lì abbiamo attivato dei bandi dove, abbiamo a volte quasi sempre abbiamo vinto questi bandi, facendo progetti di carattere regionale che europeo, mi viene in menta l’attivazione della scuola per stranieri, così street view a carattere europeo per abbattere il pregiudizio, facendo sensibilizzazione di strada, non abbiamo mai ricevuto finanziamenti da parte delle istituzioni per quanto riguarda l’attività delle associazione, abbiamo partecipato noi a bandi per portare avanti delle attività, ed avere quella stampella che si diceva. Fatto sta che per il progetto Sfrutta 0 noi non vogliamo entrare in questa ottica , perché vogliamo dimostrare in piena autonomia attività imprenditoria , farla in maniera differente, distribuire in maniera differente, coltivare in maniera differente, lavorare in maniera differente rispetto a come vanno le grandi aziende soprattutto oggi, per fare capire che è possibile produrre una salsa di gran qualità dove all’interno di quella salsa non vi sia nessuna percentuale di sfruttamento, né della manodopera né dell’ambiente. Quindi è un messaggio che ha bisogno di piena autonomia per garantirsi una penetrazione nell’immaginario collettivo per questo per le attività per le pratiche noi preferiamo mantenere il nostro livello di autogestione completo. Noi vogliamo dare alle imprese che partecipano a Diritti a Sud compreso Sfrutta 0 valore alle competenze alle risorse interne al lavoro che viene fatto e quindi è giusto dal nostro punto di vista dare dignità anche dal punto di vista retributivo a chi ci mette tanta passione, impegno e a chi spende tanto tempo per portare avanti delle progettazione e a creare delle alternative sul territorio, per le attività culturali spesso pensiamo di aggradire quel tipo di finanza pubblica. Spesso le istituzioni, le compagini elettorali, i partiti provano spesso a fare loro i progetti e i percorsi degli altri o delle associazioni che sono presenti sul territorio, per il consenso, noi non ci stiamo ad entrare in questo gioco proprio perché in rappresentanza sociale e nella rappresentanza politica vorremmo dettare una differenza un alternativa rispetto all’esistente e questo tipo di lavoro lo vogliamo tessere attraverso la rete nazionale che abbiamo creato. Abbiamo ricevuto degli aiuto dovuti all’attivismo di alcune famiglie di corrispondere all’associazione in maniera del tutto volontaria.
Le istituzioni non hanno mai dimostrato una vicinanza al nostro impegno invece molto famiglie lo fanno, queste sono state le forme di aiuto che abbiamo ricevuto. 
Faccio presente che chi vi parla è dentro questa avventura dal 2009, siamo una trentina di attivisti che mettono le mani in pasta che ci mettono cuore e anima, siamo famosi per la raccolta delle angurie e pomodoro. La domanda è preziosa perché abbiamo avuto la possibilità di girare in lungo e largo per l’Italia, in posti come le scuole , università all’interno dei consigli comunali e tante altre iniziative, e abbiamo avuto questa sensazione che abbiamo più apprezzamento e definanza per ciò che facciamo a livello nazionale e anche internazionale rispetto a quello che possiamo registrare nel territorio provinciale e soprattutto nel nostro comune, questo penso abbia delle ragioni, ragioni che hanno a  che fare con la natura dei nostri interventi, con il nostro modo di essere, quando si va a toccare i nervi scoperti , quando di fa un lavoro sensibile che lambisce zona d’ombra, che a livello culturale un territorio non ha mai voluto ad affrontare, tu vai in qualche modo a scorticare le coscienze di chi ha dato cemento e favore ad una conservazione dello stato delle cose, se andiamo a parlare di sfruttamento, se andiamo a parlare di agromafie , se tu ti poni  in una variante completamente inedita dove metti al centro la dignità dell’uomo, il lavoro, gli esseri umani e lo fai come lo facciamo noi in maniera del tutto autogestita senza interrogare qualcuno, tu stai interrogando le coscienze di tanti. Noi abbiamo visto un graduale attenzione e un graduale sostegno dalla comunità di Nardò ma in maniera sempre molto limitata non vediamo dei grossi apprezzamenti ma spesso scontiamo delle forti resistenze, a volte anche dal punto di vista culturale, dalla gran parte delle persone che vivono qui. Perché qui ce un problema molto grande che è quello dello sfruttamento della manodopera straniera, a fare delle attività che hanno un progresso di incisione nei confronti dell’abbattimento del pregiudizio delle persone nere, in un contesto in cui in Italia vi è un forte vento di razzismo che spira un po’ da tutte le parti, in una comunità che ha un po’ secolarizzato questa differenza di persone di seria A e persone di serie B, dove i neri qui son visti solo come dei raccoglitori di angurie e di pomodori, persone non titolari di diritti e di doveri come chi qui ci vive.  Anche quando ti trovi a parlare con persone stimabili, spesso ti rendi conto che dentro il loro grado di coscienza vi è un retaggio razzista ossificato, dove la comprensione dell’uguaglianza reale, sociale degli essere umani non è ancora sancita ti rendi conto che a volte quando ti trovi a discutere o provi a fare qualcosa di diverso anziché avere un conforto o una grande capacità di penetrare ti trovi a scontare una grandissima resistenza perchè sei che stai mettendo in difficoltà quello che già ce, e quello che già ce è dovuto a tantissimi anni di omertà di indifferenza di salvaguardia di interessi particolari che hanno a che fare con il profitto di grossi imprenditori, e quindi la sudditanza della gran parte della comunità e di tutte le amministrazioni che si sono succedute qui in questi anni. E quindi ponendoti come quello che fa emergere le storture sei visto come quello che dà fastidio, se sei nella fase iniziale della tua attività sconti quelle resistente anche se pian piano ci sono delle persone che acquistano personalmente la salsa in città, pian piano si stanno vedendo delle vicinanze prossime e quindi questo ci fa ben sperare. 
La visione è la capacità di muoversi, senza una visione un orizzonte ideale molto lungo e lontano nello spazio e nel tempo non è possibile compiere dei piccoli passi, la visione è importantissima. Noi abbiamo tantissime velleità dal punto di vista ideale che non hanno a che fare solo con questo territorio ma hanno a che fare con uno scacchiere nazionale e internazionale. La  nostra idea,  prototipo di società è multiculturale noi lo utilizziamo cosi all’interno della nostra comunità, l’ignoranza purtroppo è ancora tanto, per noi è naturale sentir parlare fra noi arabo, che lo fa MUSSAN che è sudanese, sia che lo fa PAOLA che è una ragazza neritina, che fa parte del gruppo  per noi mangiare couscous è normale, cosi come è normale per gli stranieri che sono con noi magiare pasta con il sugo, sentir parlare in altre lingue o vedere persone che praticano altri culti religiosi , per noi è una cosa normalissima. I nostri volti che mettiamo sulle salse, infatti ci teniamo a scrivere con fatica contadina libera mettendo la faccia di chi ha prestato l’opera siano esse persone italiane o persone straniere, per noi la provenienza geografica non ha un limite è una ricchezza che viene assorbita da chi la ospita e si genera un confronto laddove la propria cultura di appartenenza divine ricchezza invece per chi viene da un altro punto del pianeta per stringere qui un’avventura di tipo umano. Noi siamo molto lontani rispetto a quello che ce, rispetto a come siamo fatti rispetto alla nostra identità. Con la rete nazionale Fuori mercato abbiamo lavorato per raccogliere istanze forti dal punto di vista sociale e magari nel tempo trasformarla in proposta politica , credo che ci sia un forte scollamento tra chi è all’interno delle istituzioni e fra chi è soprattutto fra le classi più deboli prova a creare rivendicazione a livello sociale , pensiamo che bisognerebbe trovare nuovi modi di far politica anche a dare rappresentanza rispetto a quelle che sono le rivendicazioni generali dei lavoratori delle lavoratrici , dei precari dei disoccupati delle nuove generazioni , delle seconde generazioni delle donne  è tanto che si muove in questa Italia che si muove fuori dai riflettori . Con la rete nazionale fuori mercato vogliamo contribuire da Diritti a Sud a concepire un mercato slegato dalle logiche del profitto e dell’economia turbo capitalista dove il mutualismo e la solidarietà sono il perno , proviamo anche se in forma embrionale già lo facciamo ripeto, noi abbiamo rifiutato l’offerta di una grossa catena di supermercati della grande distribuzione di concedere la nostra produzione, abbiamo rinunciato quando ancora non avevamo venduto neanche un vasetto di salsa, nonostante le migliori condizioni ci sono state offerte , o abbiamo fatto nella consapevolezza che bisogna dimostrare possibile costruire un economia alternativa , non vogliamo mettere la nostra salsa accanto a salse che si trovano nel supermercato perché sappiamo che quel posto così basso quel prezzo così basso deriva dal sistema di sfruttamento . conosciamo bene le dinamiche dello sfruttamento , ci chiamiamo DIRITTI A SUD per una serie di motivi, due ragioni di fondo uno perché pensiamo che nel sud d’Italia ci sia bisogno di una maggiore riscossione di diritti e quindi diritti a sud, ma diritti anche come direzione verso sud, verso i sud del mondo perché abbiamo una velleità internazionalista pensando che il Mediterraneo in un futuro non molto prossimo e lontano possa divenire un area in cui le persone non muoiono più in mare dove le forme di intrapresa e di scambio possano essere più o meno uguali da una sponda all’altra del mediterraneo dove i diritti degli uomini e delle donne possano essere portati a regime di giustizia una forma sempre più paritaria, dove è possibile formare una nuova costituzione dei popoli del mediterraneo con una capacità insorgente di creare un punto di vista di un sud ancora più lontano come l’Africa di agganciarsi con il mediterraneo di potersi liberare dopo 400 anni di colonialismo , quindi lo spazio mentale ideale che ce dietro le cose che ci muovono molto lungo e molto largo. Lo spazio è molto lungo dentro il nostro orizzonte ideale e questo ci permettere piccoli passi qui.
La gran parte del lavoro che facciamo è tutto volontario, è tutto impronta sotto la chiave dell’attivismo non riusciamo a retribuire tutto rispetto al grosso lavoro che produciamo, stiamo migliorando su questa strada pero ovviamente anche questa è una questione graduale, ristorare tutti rispetto a ciò che fanno. Quanto io ad esempio abbia speso su questa storia, ma nell’ottica dell’attivismo e della creazione della storia è tutto investimento e un investimento ha sempre dei ritorni, che all’inizio spesso non sono materiale ma di tipo immateriale e noi molto spesso in questo fuori che viaggiamo, grazie al calore che sentiamo di altre realtà che perone che ci danno la forza di continuare e andare avanti, questa spinta conta molto. Il lavoro volontario non è quantificabile, ma noi intendiamo cosi , noi pensiamo che chi fa politica non deve guadagnare dalla politica non avere un tornaconto è tutto da sovvertire, chi fa politica in questo modo debba avere si di mangiare e bere ma le dinamiche del tornaconto sono grandi quindi solamente un grande esborso di energie impegno di carattere personale e collettivo possa rovesciare il piano , non si può adagiare sugli allori o fare il giusto e indispensabile per far vedere che si fa qualcosa, ecco. 
Dentro l’associazione ce chi ha un suo lavoro, altre vivono di ciò che l’associazione può mettere in campo, chi più chi meno riceve dall’ associazione, ce chi poi ha solo quello come canale di sussistenza risulta essere comunque per tutti i militanti una situazione totalizzante. Dentro “Diritti a sud” ce chi viene dalla Svizzera, ce chi viene da New York, chi è di Nardo, chi viene da paesi limitrofi come Galatina, siamo un’associazione  con componenti diversi, provenienti da tutto il mondo.  Noi siamo fuori dalle logiche spartitorie, noi abbiamo in dote una natura indifferente, facciamo il nostro operato grazie allo sbocco che abbiamo con la rete nazionale , qui lavoriamo con altre reti siamo dentro la rete salentina “Coltivatori di cambiamento” “Salento km0” “ la rete 5 aprile” e altri insieme e proviamo a smuovere le acque però la nostra capacità di avere forza deriva soprattutto con il confronto che facciamo con gli  altri nodi , perché li troviamo dei germogli di qualcosa che non ce, è una specie di composizione di una sorta di avanguardia politica in Italia , soprattutto un nuovo modo di fare politica non orientato alla riscossione di voti ma alla raccolta di dignità sociali, cioè una capacità trasformativa dei territori , una messa insieme tramite meccanismi di mutualismo e di solidarietà e questo è molto interessante come matrice per il futuro e noi ce l’auspichiamo che possa essere una strada, avere quello sbocco e ci fa un po distogliere rispetto a quello che vediamo noi qui, ce qualcosa di diverso in Italia e che si agita e questo ci consola. Cerchiamo sempre di porci in una posizione critica dell’esistente, anche quest’anno come ogni anno siamo visini ai forestieri che sono accolti alla Massaria Boncuri, partecipiamo ai tavoli della prefettura , se qualcosa succede q questi lavoratori sul territorio di Nardo siamo noi ad avere contezza e la situazione del polso, ci facciamo carico di monitoraggio di presentare istanze. 
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