Povertà

MI CHIAMO LAICI MISSIONARI COMBONIANI
E SONO NATA nel 2016 a Cavallino in provincia di Lecce
OGNI GIORNO combatto tutte le povertà, aiuto gli ultimi e chi cerca ospitalità da un paese straniero.

LE MIE PAROLE

di Gianni Rodari – Il giorno più bello della storia

S’io fossi un fornaio
Vorrei cuocere un pane
Così grande da sfamare
Tutta, tutta la gente
Che non ha da mangiare
Un pane più grande del sole
Dorato profumato
Come le viole
Un pane così
Verrebbero a mangiarlo
Dall’India e dal Chilì
I poveri, i bambini
i vecchietti e gli uccellini
Sarà una data da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la Storia.
Noi siamo nati come associazione da pochi anni, nello specifico da cinque. In realtà eravamo presenti come gruppo sul territorio dagli anni 80. Prima eravamo una realtà a livello nazionale quindi con persone da più parti d’Italia e poi dopo, cinque anni fa siamo nati come associazione sul territorio qui nella provincia di Lecce. Siamo sparsi sulla provincia di Lecce, non siamo tutti quanti di Lecce. Già come realtà sono tutte diverse: alcuni di noi vivono a Lecce ma molti vivono in altre zone, questo crea un po’ di difficoltà nel progettare e programmare alcuni interventi perché è chiaro che è diversa la realtà di un piccolo paese come può essere Cursi o Cannole o Melpignano rispetto alla realtà di Lecce. Dunque siamo d’ispirazione cristiana e lavoriamo sul territorio ufficialmente come associazione. Abbiamo deciso la via dell’associazione perché c’è necessita di interfacciarsi con tutto quello che è il pubblico con un ruolo di amministrativi di associazione più che con un ruolo effettivamente ecclesiale.
“L’attenzione dei Laici Missionari Comboniani è rivolta in particolare alla realtà straniera: la nostra prevalenza d’interesse è verso gli immigrati. Immigrati ormai seconda, terza generazione che non si possono più chiamare immigrati perché sono nati in Italia sono nati qui da noi. Questa diciamo è la base della nostra finalità, ma la nostra attenzione è rivolta anche agli ultimi. Noi siamo convinti che la terra non abbia confini, pertanto è giusto che le persone vadano dove sperano di avere una vita migliore. E per questo che bisogna lavorare sulla mentalità, sulla coscienza di chi vive qui affinché possa accettare l’altro e vederlo come un ricchezza non come uno che gli viene a rubare qualcosa”.
“La situazione sociale è un grave difficoltà e per questo che “l’altro”, lo “straniero”, “l’invasore” diventa il competitore, se invece ci fosse una situazione di tranquillità lavorativa, abitativa e di tante altre cose è chiaro che non ci sarebbe tanta ansia nei confronti dell’altro. Mentre in questa realtà così fortemente competitiva dove i ricchi rimangono ricchi e i poveri sempre più poveri è chiaro che diventa difficile. Le persone hanno paura che, se tu aiuti lo straniero, non aiuterai quello che hai accanto. Senza capire che se io sono attenta agli ultimi sono attenta a tutti gli ultimi della terra. Se sono attenta all’altro sono attenta all’altro da me ma anche a me. Se non sono attenta non sono attenta né all’italiano né allo straniero, né al vicino di casa che conosco da cinquant’anni.”
“Gli impegni maggiori che crediamo di portante con tanta passione che ci occupano la maggior parte del nostro tempo è proprio la sensibilizzazione, portare a conoscenza le future generazioni con un lavoro che svolgiamo nelle scuole. Noi lavoriamo in stretta collaborazione con i missionari comboniani perché questa è l’origine. Rispetto alle scuole cerchiamo di fare un lavoro di educazione all’interculturalità, alla giustizie, è un lavoro che facciamo ogni anno cercando di mettere a fuoco determinati aspetti per poter poi coinvolgere le scuole. Quest’anno è stato un disastro. Se non ci fosse stato il CSV che ci ha dato delle opportunità, sarebbe stato ancora peggio. È una cosa che va avanti da 15 anni. 
“Il problema era riuscire a trovare le risorse umane cioè trovare le persone. Molti avevano proprio paura erano chiusi blindati in casa.  A me fa ridere sentire che per la maggior parte degli esseri umani nel mondo è stato il periodo in cui sono stati chiusi nelle proprie case invece per  noi volontari  il periodo in cui siamo stati più per strada.
I poveri diventano sempre più poveri in qualunque situazione d’emergenza sono sempre quelli che pagano più duramente. Lo stanno pagando adesso che ci sono gli sfratti quelli che non sono riusciti a stare dietro con bollette e cose ect. 
“Ma poi le esigenze non erano solo gli alimenti. Sono state tantissime le esigenze. Bisogna tener conto che tutto il lavoro precario è saltato, tutti quelli che avevano qualche cosa con cui riuscivano a sopravvivere hanno bloccato tutto e chiaramente si vedono adesso le ricadute. Adesso si vedono famiglie che sono sotto sfratto. Famiglie, una che ho scoperto adesso in 4 in 38 mq, unica fonte di luce la porta d’ingresso su un vicoletto buio e polveroso. C’è tutta un’umanità che avrebbe bisogno di attenzione, insomma molta attenzione sociale. Lecce non è solamente la città dove ci sono turisti e stop e sono per molti anche  la priorità“. 
Una vera disattenzione generale quanto globale.
E l’altra cosa brutta è la sfiducia che si avverte nel prossimo, delle categorie che molti sociologi chiamano fragili. 
Io vado da una settimana a fare le iniezioni da una ragazza che ha appena partorito quindi ha bisogno di fare l’eparina sulla pancia, sulle braccia. Lei mi ha detto che non trova nessuno che me le faccia. Va bene, non sono la persona più indicata ma le faceva mia mamma, facciamo conto che tu sia mia sorella e visto che il marito va sulle spiagge la mattina presto e lei rimane con la bambina di sei anni e un bambino di 7 giorni, vengo a fartele. Se entri in quella casa ogni giorno ti accorgi cosa mangiano, cipolle e lenticchie, cipolle e lenticchie. Ogni volta che esco da quei 36 mq ho addosso l’odore di cipolle e lenticchie. Loro hanno bisogno di cipolle e lenticchie. Mo che li regalo la pasta Voiello non ho risposto ad una loro esigenza. Non ho risposto a niente. Loro hanno bisogno di cipolla e lenticchie. Anche nell’interpretazione dei bisogni degli altri immaginiamo che quello li serva ma non ascoltiamo mai, non ascoltiamo e non incontriamo quindi trasferiamo quello che è il nostro sull’altro. Io ho bisogno di questo, anche l’altro ha bisogno di questo. Non i sogni, non li riconosciamo il diritto di sognare
Uno dei punti di forza dell’associazione è che ognuno può contare sull’altro, anche a livello di sapere può affidarsi all’altro. L’altro punto di forza è di avere i Comboniani che ci hanno sempre supportato sia a livello locale che a livello nazionale. E questa è un’altra cosa che ci ha incoraggiato. Perché se vedi che tutto quanto è difficile, è ostico, sapere che comunque qualcuno ti sostiene e ti aiuta ad andare avanti è sicuramente uno dei punti di forza. Altro punto di forza posso dire che è la  fede che ti fa capire che c’è veramente la possibilità che le cose buone, le cose fatte bene, fatte per amore degli altri possano cambiare quella che è la realtà e la riusciranno a cambiare. Magari ci vorrà più tempo, magari non è eclatante, magari non si vede subito, però un po’ le cose cambiano”.
In quanto alle criticità è che abbiamo pochi giovani all’attivo. Da tanti anni ci rendiamo conto che avere pochi giovani dipende proprio dal fatto che i giovani vanno via. Molti giovani vanno via adesso anche le seconde generazioni di stranieri vanno via perché qui non c’è grande possibilità. Avere pochi giovani ci impedisce alcune cose. E poi un altro punto difficile è quello di non collaborare con le realtà presenti del territorio. Collaborando di più si potrebbero fare tante ma tante cose. Però collaborare: non deve esserci una volontà di prevalere, collaborare dovrebbe essere sinonimo di  riuscire a fare insieme per poter fare di più.
Caratteristiche riproducibili in altri territori? Tutte possono essere riprodotte. Con le scuole ci sono tantissime realtà che lavorano e lo fanno anche molto bene. Non è che siamo gli unici. E anche con l’aiuto agli ultimi ci sono tante realtà un po’ dovunque”.
Chi te lo fa fare? Me lo sono chiesto anch’io e me lo chiedo spesso. È l’urgenza, bisogna farlo e basta non bisogna parlare, pensare ma fare. 
Chi te lo fa fare non conta.
“ Se vuoi che il mondo sia un posto vivibile per i miei figli perché ne ho 4 e per gli altri bisogna cambiare proprio. E l’unico sistema è il volontariato perché se io lo faccio con un secondo fine non funziona, non funzionerà mai.  Se il mio fine è la gratificazione quando non sono gratificato non andrà, se il mio fine è essere visibile quando non sono visibile, non andrà. Invece il volontariato è secondo me qualcosa di puro. Io sono un volontario e quindi metto a disposizione il mio tempo per questo sogno comune di un mondo migliore e lo faccio liberamente, sapendo che chiaramente sottraggo parte del tempo alle mie cose personali ma che è anche giusto così. Se non sono disposto a mettere niente di mio, il volontariato non va avanti e il volontariato puro è la cosa migliore”. 
“Secondo me la visione a lungo termine è importantissima, perché se uno ha solamente la visione di progetto rischia, primo di scoraggiarsi e poi di fallire. Invece se hai una visione più sul lungo, riesci a vedere come le cose possono trasformarsi, modificare, cambiare. Il volontariato ha questo potere.  
 Una delle priorità che si dovrebbe fare è un lavoro di coscientizzazione . Qui da noi non sappiamo neppure cosa sia non esiste proprio. In Brasile quando è iniziata la dittatura immediatamente dopo sono nate tutte le scuole di coscientizzazione. Secondo me sarebbe fondante perché la gente deve prendere coscienza delle cose e se non impara a prendere coscienza può essere manipolata come si vuole. La coscientizzazione ti aiuta a capire ad avere letture diverse. Spesso non ti rendi conto in realtà che ti hanno manipolato. Magari tu dici perché mi dovrebbero manipolare? Perché c’è tutto un sistema che ti vuole manipolare e ti vuole portare dalla sua parte. La coscientizzazione sarebbe veramente importante.
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