Lentezza

MI CHIAMO OIKOS SOSTENIBILE

E SONO NATA nel 2010 a Otranto in provincia di Lecce

OGNI GIORNO desidero un turismo sostenibile, la mobilità lenta, l’agricoltura a km0

 

LE MIE PAROLE

di anonimo – Lentius, più lento

Lenta cresce una foresta,
Lentamente fiorisce, una vera amicizia,
Lenti si muovono il sole, la luna e le stelle,
Lento il mare modella gli scogli e il vento le montagne.
Lento il pane lievita,
Lenta una ferita si rimargina,
Lento batte il cuore, quando sono in pace
Lentamente e sotto voce, racconto il mio segreto.
Lentamente ti guardo crescere, ogni giorno un po’ di più,
Lentamente invecchio, felice di diventare sempre un po’ più piccolo,
e leggo piano, gustando le parole e questo tempo che passa, più lento.
Ogni giorno, sui loro binari, centinaia di persone intrecciano, seppur per pochi istanti, le loro vite. C’è chi torna dal lavoro, chi va in vacanza, chi prende il treno per recarsi all’università, chi dopo mesi fa ritorno alla propria famiglia e chi il treno lo perde. A volte capita che, per i motivi più disparati, una stazione possa chiudere. La scarsa affluenza di persone o la presenza di un’altra più grande a pochi km di distanza, possono essere solo alcune tra le cause dell’abbandono. Non sempre, però, le ferrovie dismesse vengono abbandonate alle intemperie del tempo e agli atti vandalici. Esistono alcuni esempi, infatti, di vecchie stazioni che hanno avuto una seconda possibilità. In Italia questo programma ha raccolto molti consensi dal momento che ci sono moltissime linee ferroviarie minori dismesse in aree ricche di meraviglie naturali ed archeologiche. Il progetto è quello di conservare le vecchie stazioni, per preservarne la memoria storica, creando, al loro interno, percorsi accessibili sia a piedi che in bicicletta per poter offrire ai turisti la possibilità di godere di paesaggi ricchi di bellezze naturali e storiche.
Otranto, città di mare, perla dell’Adriatico, porta d’Oriente, capoluogo di commerci e di scambi, a lungo considerata capitale del Salento e della Puglia. Presa d’assalto d’estate da piedi in infradito, si cheta in inverno quando il turismo di massa va in letargo. Lungo i binari che l’attraversano, risalendo una via ferroviaria popolata in passato da commercianti di patate e tabacco, ci si imbatte nella stazione dei treni, un imponente fabbricato inaugurato nel lontano 1872 e oggi capolinea della linea Lecce-Otranto gestita dalle Ferrovie del Sud Est (società che amministra i 474 km di linee ferroviarie che collegano fra loro Bari, Taranto e Lecce). Qui, nell’appartamento al secondo piano recentemente risanato, giovani mani e menti hanno fatto nascere Stazione a Sud Est un progetto turistico e culturale che fa della mobilità sostenibile la sua chiave di sol, in una regione in cui scarseggiano le infrastrutture e spostarsi coi mezzi pubblici non è affatto scontato.
L’esperienza di OIKOS SOSTENIBILE associazione di promozione ha la finalità di promuovere il turismo sostenibile, la mobilità lenta, l’agricoltura a km0, attraverso progetti culturali, sociali, ambientali, concreti e innovativi è riuscita con perseveranza e costanza ha recuperare della Stazione a Sud Est, l’ex casa cantoniera situata al secondo piano della stazione di Otranto, oggi sede di azioni ed eventi di promozione e valorizzazione territoriale.
Il progetto Stazione a Sud Est vincitrice del bando “Mente Locale” per la promozione del riuso dei beni immobili a servizio del Tpl (trasporto pubblico locale), promosso dall’Assessorato alle Infrastrutture Strategiche e Mobilità della Regione Puglia. Lo stesso progetto è divenuto anche Laboratorio Urbano avendo vinto il bando “Mettici le mani”, la strategia della Regione Puglia per riattivare, potenziare e mettere in rete gli spazi per i giovani nati all’interno di ex edifici pubblici abbandonati.  Stazione a Sud Est ha puntato sin da subito alla valorizzazione territoriale intesa come rafforzamento dei legami sociali e naturali attraverso il recupero di ambiti di vita tradizionali, tramandando testimonianze della cultura materiale, rafforzando e ricostruendo abitudini di vita e di lavoro delle comunità locali. 
La finalità generale del progetto è stata proprio la creazione e il consolidamento di un sistema territoriale integrato di matrice ambientale, sociale, culturale e turistica di qualità. Declinata nelle seguenti aree: sviluppo della mobilità sostenibile, inclusione sociale e cittadinanza attiva, valorizzazione e promozione del territorio, turismo consapevole.
Stazione a Sud Est  è una locanda per viandanti e artisti, un luogo in cui si intrecciano sogni e si accolgono speranze. Una casa in cui ci si può fermare per studiare e partecipare alle attività laboratoriali. Un luogo in cui poter destagionalizzare, invitando il turista ed il locale a vivere e scoprire il territorio ed il paesaggio attraverso una mobilità lenta basata sulla lentezza dell’osservazione in cui scoprire il territorio in bici, a piedi, in treno o in barca.
I volontari dell’Associazione Oikos Sostenibile – ci racconta Katia Manca, presidente storica dell’Associazione mentre la incontriamo al secondo piano della Stazione ferroviaria di Otranto, – hanno ristrutturato l’intero appartamento realizzando tutti i complementi d’arredo riutilizzando vecchi mobili. Un lavoro impegnativo ma che ha permesso di non alterare la natura dell’immobile.” 
“Siamo la prima associazione in Puglia a promuovere con azioni concrete i concetti di mobilità lenta e sostenibilità -ci spiega Katia- che grazie a dei contributi economici dapprima ricevuti dalla Regione Puglia, è stato possibile avviare il progetto, il resto delle risorse, umane ed economiche, le hanno messe i soci, i volontari e gli amici di Oikos. L’appartamento era abbandonato da 40 anni, è servito un grande lavoro di squadra per ristrutturarlo completamente e restituirlo aperto al pubblico in agosto, divenuto così un laboratorio, uno spazio associativo – lo descrive Katia – una ‘casa su rotaie’ che offre ospitalità a passanti e viaggiatori, cui in cambio chiediamo di lasciarsi coinvolgere dalle nostre attività”. Ecco allora che si aprono le porte agli artisti di strada, numerosi nelle estati otrantine, che ripagano parte del soggiorno con le loro performance: “Vogliamo stimolare forme di baratto, di scambio reale, al di là del denaro, a camminatori e ciclisti, invece, si fa sempre uno sconto per sostenere e promuovere le buone pratiche di turismo lento“, ci conclude Katia. 
Oltre all’ospitalità, le attività proposte da Stazione a Sud Est si fermano solo nei mesi invernali: nel resto dell’anno passeggiate, workshop, laboratori didattici ed eventi diffusi riempiono il calendario. Al centro del progetto c’è il camminare lento ed esplorativo a piedi, in barca, in bicicletta e in treno: si propongono viaggi di più giorni in tutto il Salento oppure escursioni giornaliere tra paesaggi, mare, entroterra, storia, arte, archeologia, architettura ed enogastronomia. All’occhio del viaggiatore-turista si rivela così un lato nascosto della regione, che parla di sé tramite il profumo delle erbe aromatiche, la maestà degli ulivi secolari o la degustazione di antiche ricette preparate da anziane massaie.
Gli altri progetti mobilità, sostenibilità ed ecologia si fondono poi nell’iniziativa “Bike Station Net”: “Spinti dalla passione per le due ruote, vogliamo realizzare una rete di mobilità sostenibile dal basso, – ci continua a raccontare Katia – insieme ad un gruppo di associazioni del territorio, abbiamo progettando un bike sharing tra Lecce, Otranto, Galatina, Gagliano del Capo, Torre Lapillo, Melendugno e Galugnano che ha messo in circolazione bici messe a disposizione dai cittadini stessi e vecchie biciclette recuperate e riparate dalle cicloofficine di quartiere” spiega Katia. Obiettivo comune è la messa in rete dei seguenti servizi: laboratorio di ripristino bici, noleggio, manutenzione, ciclo escursioni, educazione alla mobilità sostenibile.
Se è vero che “le grandi cose capitano a chi le sa raccontare” (Ira Glass), assume un grande valore lo sforzo editoriale compiuto da Stazione a Sud Est il periodico “Su rotaie” punta i riflettori su quelle realtà che quotidianamente sperimentano e diffondono buone pratiche di sostenibilità sociale, culturale ed economica. È distribuito gratuitamente nelle stazioni delle Ferrovie del Sud Est, per facilitare la circolazione delle informazioni e la creazione delle relazioni tra attori del cambiamento.
Un’esperienza quella di Oikos che rappresenta una possibilità per indagare i limiti del Salento nascosto dietro le cartoline turistiche e promozionali, per mettere ‘a nudo’ le incongruenze e le nefandezze di un territorio ad alta vocazione turistica per bellezze naturali e per centenarie tradizioni culturali tuttavia ancora impreparato, per proporre e credere in modelli ed azioni condivise di sviluppo sostenibile.  Un’esperienza che è riuscita e intende ancora mettere a confronto e creare un dialogo fra diverse discipline e soggetti coinvolti attraverso laboratori, seminari aperti, dibattiti, workshop, conferenze, spettacoli di artisti, residenza artistica. Artisti visivi, critici, architetti, letterati, intellettuali, imprenditori, operatori culturali pubblici e privati si sono incontrati nei diversi progetti portati a termine attraverso un ricco calendario ed un programma di residenza tutti con la stessa finalità quella di indagare le possibilità relazionali ed educative dell’arte come agente di trasformazione sociale. L’arte, insieme ai vari attori locali, è riuscita anche a contribuire ed a sviluppare e diffondere sensibilità. 
Dopo la chiacchierata avvenuta con Katia, ci siamo convinti che i progetti che puntano alla conoscenza interdisciplinare, alla bellezza, alla riflessione critica, alla condivisone e al confronto possono contribuire certamente all’edificazione di identità collettive consapevoli e sensibili. In tal senso l’edificio in sé, in questo caso, l’ex casa cantoniera ora luogo di ospitalità ha superato l’oggetto fisico ed ha iniziato a produrre relazioni umane ed attività sociali per contribuire allo sviluppo del contesto sociale, culturale ed economico. 
Azioni volontarie, visioni, operatività, utopie, collaborazione, condivisione, rispetto, tutti elementi indispensabili che hanno ridisegnato questo luogo invitando i cittadini, i visitatori, gli stranieri a fare delle esperienze, generando così un gioco di relazioni attraverso materiali, frasi, immagini, azioni, suoni, gesti. Una dimensione che ha favorito senza ombra di dubbio scambi diretti ed orizzontali fra volontari ed fruitori, nonché l’incontro fra le istanze sociali ed etiche con quelle estetiche. 
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