Natura

MI CHIAMO SALENTO KM0
E SONO NATA nel 2011 a Galatina in provincia di Lecce
OGNI GIORNO manifesto in piazza con la natura al mio fianco


LE MIE PAROLE

di Emily Dickinson – Natura è ciò che vediamo

Natura” è ciò che vediamo –
La collina – il meriggio –
Lo scoiattolo – l’eclissi – il calabrone –
Ma no – la natura è il cielo –
Natura è ciò che sentiamo –
L’uccellino – il mare –
Il tuono – il grillo –
Ma no – la natura è l’armonia –
Natura è ciò che conosciamo –
Ma non possiamo esprimere –
La nostra saggezza è impotente
Di fronte alla sua semplicità.
Salento Km0 nasce nel 2011 a Galatina per contribuire alla conoscenza del patrimonio ambientale e culturale della provincia di Lecce. Il progetto sostiene e mette in rete una serie di realtà che operano nell’agricoltura seguendo metodi organici (biologici, biodinamici, sinergici, rigenerativi, etc.), salvaguardando la biodiversità agricola, proponendo nuovi rapporti con la terra e il cibo, alternativi al modello dominante.
COSA? L’obiettivo è costruire una rete di economia solidale basata sul rispetto dell’intero ecosistema, sull’autodeterminazione alimentare, sulla consapevolezza di ciò che si mangia, sulla filiera corta. Salento Km0, inoltre, promuove e diffonde la conoscenza delle antiche varietà agricole, selezionate in loco da generazioni di contadini, le più adatte alle specifiche caratteristiche del territorio perché resistenti a stress e a cambiamenti delle condizioni climatiche e ambientali, dunque le sole in grado di garantire la sicurezza alimentare della comunità locale.
PERCHÉ? Troppo spesso non sappiamo nulla di ciò che finisce sulle nostre tavole: da dove proviene, cosa contiene, chi e come lo ha prodotto. La nostra alimentazione si risolve quasi sempre nel rituale della spesa al centro commerciale che offre ogni genere di prodotto in qualsiasi stagione e a prezzi contenuti. Ma dietro a una rassicurante etichetta spesso si nascondono danni ambientali derivanti da produzioni intensive, l’annichilimento delle economie locali causato da una concorrenza insostenibile, la corsa al ribasso dei prezzi di vendita a scapito della qualità dei prodotti e dei diritti dei lavoratori, l’omologazione dei gusti, l’impoverimento della biodiversità. La grande distribuzione, d’altra parte, punta su quantità che assecondano grossolanamente le necessità collettive e ci abitua a modelli di consumo alimentare funzionali al profitto, mentre le comunità perdono sempre più contatto con le fonti dirette da cui trarre sostentamento. Salento Km0 intende invertire questa tendenza, costruendo dal basso dinamiche condivise. Gli obiettivi specifici possono essere riassunti nel “Manifesto per l’Agricoltura Naturale”, che l’associazione ha stilato tramite un processo partecipativo.
“Creare un distretto di agricoltura naturale per difendere l’ambiente, promuovere un modello di sviluppo sostenibile e proteggere la bellezza dei luoghi, autoregolamentandosi e seguendo principi e obiettivi condivisi, tra cui il rifiuto totale di utilizzo di prodotti chimici, la tutela della biodiversità, il recupero di antiche varietà agricole, rispettando la salute dei consumatori e i diritti dei lavoratori, basandosi sul mutualismo e sulla collaborazione” con queste parole Francesca Casaluci, Presidente protempore, ci dà il benvenuto.
Il Manifesto per l’agricoltura naturale del Salento è stato firmato ad Aradeo, presso il Fondo Cafazza, dalle tante realtà che ruotano attorno alla Rete Salento Km0: aziende agricole, pastori, apicultori, allevatori, coltivatori diretti, associazioni e Gruppi di Acquisto solidale.
«Ora abbiamo la possibilità concreta di decidere il nostro futuro. Ma abbiamo anche la responsabilità di farlo» afferma Francesca Casaluci, tra le ideatrici del Manifesto.
Un progetto partecipato in cui ognuno ha messo il suo contributo: «è stato un processo lungo, durato più di un anno, un anno in cui si è cercato di raccogliere le esperienze e le idee di tutti. Siamo partiti dai bisogni reali della nostra gente e dall’ascolto, abbiamo cercato i nostri punti di forza e preso coscienza delle nostre debolezze».
L’OBIETTIVO? Andare oltre. Oltre le divisioni, gli individualismi, i limiti imposti da un sistema che per troppo tempo ha stritolato i piccoli produttori e martoriato la terra a favore dell’agrochimica e di grandi multinazionali. «Il nostro scopo è di diffondere pratiche eco-compatibili e migliorare le condizioni ambientali ed economiche del territorio – spiega Francesca Casaluci – Qui chi vuole imparare, chi ha bisogno di un supporto, viene aiutato e accompagnato. Qui, grazie alla comunità, anche la garanzia diventa partecipata».
Anche per questo il Manifesto parla di agricoltura naturale e non di biologico: «Molto spesso con biologico s’intende un marchio una certificazione esterna, slegata dal territorio e non sempre sostenibile. Anzi. Anche il biologico può essere intensivo, può essere prodotto con grande spreco di acqua e di risorse – sottolinea Francesca Casaluci – Il concetto di naturale invece supera questo termine. L’agricoltura rigenerativa vuole creare valore restituendo al terreno, rispettando la terra».
Una terra, quella salentina, oggi fortemente in crisi: ambientale, occupazionale, sociale e sanitaria. Una terra dove il consumo di suolo e la cementificazione hanno toccato i livelli più alti d’Italia; dove grandi opere fortemente impattanti (tra cui spicca il gasdotto TAP) deturpano l’ambiente e mettono a rischio habitat naturali sempre più poveri, dove gli inquinanti nell’aria, nel suolo e nelle acque raggiungono concentrazioni elevatissime. E dove le conseguenze di questo scempio ormai sono sotto gli occhi di tutti.
«Abbiamo il diritto di vivere in una maniera migliore – dichiara Roberta Bruno, tra gli ideatori del Progetto di Aridocoltura Multifunzionale Karadrà – un diritto che ci hanno tolto. C’hanno fatto credere che non si può fare. C’hanno detto che le regole sono altre. Non è così. Adesso le regole dobbiamo tornare a scriverle noi. E lo dobbiamo fare assieme attraverso la cooperazione, la solidarietà e la condivisione dei saperi. È la riscoperta della nostra identità che fa davvero la differenza».
E non solo in agricoltura: «Qui si parla della qualità della nostra vita, della nostra salute, del nostro lavoro, del nostro futuro, qui si parla della visione di un altro Salento».
Molto più che di un Manifesto. Questo è un patto sociale. E non solo. Il Manifesto per l’agricoltura naturale del Salento è un modello esportabile ovunque, un esempio imitabile dappertutto, una speranza: si può fare.
Tra le diverse iniziative esportabili in altri contesti – ci racconta Francesca – nel 2012, Skm0 pubblica la prima “Guida ai produttori sostenibili e alle antiche varietà del Salento”, ed è così che Salento Km0 comincia a strutturarsi come progetto che mappa, censisce e mette in rete aziende agricole sostenibili, associazioni che operano nel campo dell’agricoltura, consumatori e altri attori del territorio. Contemporaneamente il progetto si occupa di ricerca bibliografica e territoriale sulle antiche varietà locali. Il lavoro di censimento viene raccolto nel sito internet.  
Dal 2015, Salento Km0 gestisce il Laboratorio Urbano “To kalò fai” di Zollino, facendone un presidio di promozione, distribuzione e tutela dei prodotti agricoli locali naturali e di educazione alle buone pratiche. La denominazione dello spazio, che in griko significa “il buon cibo”, trasmette il desiderio di diffondere la cultura dell’eco-sostenibilità partendo dalla tradizione alimentare locale e dalla promozione delle eccellenze gastronomiche. 
Nel giugno 2017, Salento Km0 pubblica la terza edizione della “Guida Salento Km0 – Coltivatori di cambiamento”, edita da Luoghi e Visioni e distribuita con QuiSalento. A partire dal 2015, l’associazione promuove l’incontro tra agricoltori, con il fine di realizzare progetti condivisi. Nasce così la Rete per l’Agricoltura Naturale Salento Km0. Da questa proficua attività di animazione locale, nel giugno 2017 si arriva alla firma collettiva del “Manifesto per l’Agricoltura Naturale nel Salento”, realizzato e adottato da oltre 50 realtà locali. Ad oggi l’associazione ha realizzato decine di eventi e attività laboratoriali e formative. “I punti di forza dell’esperienza sono sicuramente l’originalità, che l’ha contraddistinta sin dai primi tempi, quando ancora parlare di agricoltura biologica e biodiversità non era così scontato e sdoganato come lo è oggi. Col tempo, la grande vitalità dell’associazione ha fruttato un buon riconoscimento a livello territoriale, che è cresciuto di pari passo con la “reputazione” presso gli agricoltori locali, che si sono avvicinati con interesse alle nostre attività. Le criticità non sono mancate, risiedono appunto nella difficoltà di lavorare in maniera continuativa; nella difficoltà a star dietro alle impellenze burocratiche. 
Salentokm0 propone modelli facilmente replicabili in altri territori. Oggi più che mai si avverte con urgenza la necessità di “fare rete”, per risolvere problemi a livello collettivo e avere ricadute sul territorio di una certa scala, efficaci e riconoscibili. 
Il processo di Rete non è mai semplice e spesso segue andamenti non lineari. Fa i conti con rapporti non sempre idilliaci tra i suoi componenti, così come tensioni sotto-traccia. Quello che importa è riuscire a gestire queste conflittualità affinché non siano distruttive. Premesso ciò, la rete Salento Km0 ha avuto ottimi risultati in alcuni aspetti, meno in altri. Nel primo caso citiamo la condivisione di saperi, tecniche, lo scambio di problematiche e possibili soluzioni, il rafforzamento della conosce sul territorio e del rapporto con le comunità locali. Nel secondo, citiamo la difficoltà a condividere visioni comuni a lungo termine, focalizzare obiettivi e porsi come soggetto politico in grado di presentare collettivamente istanze. 
All’interno del nostro circuito ci sono decine di realtà che hanno deciso di lavorare sul territorio e contribuire a trasformarlo. Noi stessi ci siamo “inventati un lavoro”, mettendo a frutto le nostre competenze per l’autoimpiego nel settore della distribuzione agroalimentare di qualità ed “etica”. Abbiamo lavorato molto e proficuamente con enti pubblici. Tra gli altri, citiamo il Parco Otranto – Leuca e il Comune di Zollino. Lavoriamo molto sulla progettazione, al fine di coinvolgere anche enti pubblici e privati. Il volontariato per definizione porta a fare cose con passione e forza di volontà. In Italia il volontariato copre interi settori di “servizi sociali” e in molte situazioni risulta fondamentale. Spesso però non ne viene percepito il vero valore, con queste parole sincere e vere ci salutiamo con lo sguardo auspicandoci di poterci rivedere per comprendere i futuri sviluppi del percorso intrapreso. 
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