Scuola

MI CHIAMO SCATOLA DI LATTA
E SONO NATA nel 2018 a Botrugno in provincia di Lecce
OGNI GIORNO racconto luoghi, storie e persone e condivido una scuola per tutti e sempre aperta, che insegna soprattutto a restare senza una classe da abitar

LE MIE PAROLE

di Gianni Rodari – Una scuola grande come il mondo

C’è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri e professori,
avvocati, muratori,televisori, giornali,
cartelli stradali,il sole, i temporali, le stelle.
Ci sono lezioni facilie lezioni difficili,
brutte, belle e così così…
Si impara a parlare, a giocare, a dormire, a svegliarsi,
a voler bene e perfino ad arrabbiarsi.
Ci sono esami tutti i momenti,
ma non ci sono ripetenti:
nessuno puo’ fermarsi a dieci anni,
a quindici, a venti, e riposare un pochino.
Di imparare non si finisce mai,
e quel che non si sa è sempre più importante
di quel che si sa già.
Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi e anche tu sarai promosso!
La Scatola di Latta nasce a Botrugno da un’idea di Gianluca Palma e sposata da un  gruppo di amici con l’obiettivo di promuovere iniziative civico culturali in tutta Italia, e in particolare in Salento.
La loro filosofia si può riassumere in 3 parole: luoghi|storie|persone, e attraverso queste tre parole si vogliono custodire storie di restanze e partenze dal Mezzogiorno
Un gruppo solido di giovani persone affascinati dalla scoperta, dal vivere, dall’abitare in maniera propositiva ed entusiasta il proprio territorio, mettendo al centro le storie legate ai luoghi e alle persone, che giorno dopo giorno si potenzia e sviluppa.  
Quotidianamente intraprendo un viaggio in cui non c’è un copione definito o un programma se non quello di attuare e favorire pratiche o iniziative civico culturali rivolte alle comunità attenzionate al glocale. 
La Scatola di Latta, scaturita da un blog, nel giro di pochi anni dalla nascita si è materializzata in gruppi informali che hanno fatto scendere in strada la poesia, i racconti e le storie attraverso numerose iniziative. Le prime sono state le cosiddette “passeggiate lunatiche”, passeggiate notturne condite di momenti poetici in riva al mare o nelle campagne del territorio.
Da allora le passeggiate CiviCulturali sono diventate fra le iniziative più gettonate. Sfatando la frase, spesso comune, “in quel paese non c’è niente” la Scatola di Latta ha visitato e portato a visitare nel corso di questi anni più di 80 paesi. «Ogni volta cambiamo paese e non sappiamo mai bene che cosa accadrà – racconta Gianluca – A volte si affacciano al balcone poeti, musicisti… Abbiamo camminato in un vigneto ascoltando la musica, siamo andati a conoscere l’agricoltore che recupera la canapa, i pastori che custodiscono le capre joniche – purtroppo in via d’estinzione, o l’imprenditore tornato nella propria terra che produce succo e vernice a partire dai melograni. Abbiamo ascoltato le loro storie e li abbiamo celebrati per il loro lavoro».
Le iniziative della Scatola di Latta, libere e senza scopo di lucro, pongono infatti l’accento sul conoscere e sul far conoscere gli usi e costumi del territorio e mirano a stimolare il senso civico, come un approccio diverso al turismo, all’alimentazione, al consumo…
“La poesia è nelle piccole cose”, per esempio, è stata la rassegna che ha accompagnato le persone nelle case degli artigiani, nei laboratori, nelle botteghe, invitando ad osservare e ad ascoltare. Sono poi nate le “Storie di Restanze e Partenze”: incontri in cui le persone venivano chiamate a raccontare perché vanno, perché restano e perché tornano dal Salento, o in generale dal Sud Italia. Un confronto non sempre facile, ma che ha reso possibile superare i pregiudizi ed essere più accoglienti l’uno con l’altro, favorendo contaminazioni culturali ed emotive. Ancor più mirato verso le esigenze di coloro che stavano tornando nel territorio, poi, sono “Le tesi del Salento”, aperitivi a base di tesi di laurea. «Spesso i laureati che vanno a studiare fuori, tornando perdono la rete di relazioni che avevano costruito e la possibilità di far conoscere il proprio lavoro», ha evidenziato Gianluca. Durante questi aperitivi, invece, viene favorito l’incontro fa i laureati, i locali e gli interessati, e grazie a questo spazio alcune tesi hanno riscosso l’interesse delle case editrici, venendo da esse pubblicate. Infine, fra le tante belle iniziative, va sicuramente citata “Quante storie per una Littorina”: viaggio con il treno delle ferrovie Sud Est che collega i paesini delle province di Lecce con quelli di Brindisi e alcuni di Taranto. Le littorine, solitamente poco usate – vuoi per la lentezza, vuoi perché spesso è abitudine prendere la macchina – nei giorni concordati venivano invase da artisti, poeti, artigiani e psicoterapeuti, che accompagnavano i viaggiatori a intrecciare il paesaggio visto dal finestrino – landscape – al paesaggio interiore – mindscape. Un viaggio di conoscenza di sé e dell’altro, dunque, nella cornice di un territorio da pensare e da ripensare. «Probabilmente fra qualche anno uscirà un piccolo libro che raccoglierà per ogni paese del Salento delle cose intangibili e introvabili nelle guide turistiche», ha anticipato Gianluca, mentre da gennaio sono stati mossi i primi passi in direzione della Scuola per Restare, il nuovo progetto della Scatola di Latta di cui presto vi diremo di più…
Qual è il contrario di erranza o lontananza? Secondo l’antropologo calabrese Vito Teti è “restanza”. Il termine e il concetto sono alla base dell’iniziativa della Scatola di latta, “Daìmon, a scuola per restare”. Daìmon, che per i greci era lo spirito guida che aiutava gli eroi a realizzare il loro destino, dà il nome a questa singolare scuola. Ideatore è Gianluca Palma la mente vulcanica che coordina il movimento della Scatola di latta: «Si tratta  – dice – di una scuola che non terminerà mai: itinerante, multidisciplinare, inclusiva, gratuita e accessibile a grandi e piccini, senza porte e finestre, senza pagelle e attestati, senza compiti e calendari da rispettare, con luoghi di apprendimento disseminati nei campi, nelle cantine e nelle botteghe, diffusa nei paesi e nei paesaggi d’Italia. Una scuola adatta a chi vorrà abitare poeticamente e civicamente i propri territori e a chi vorrà conferire pienezza al proprio “re-stare”». I dati forniti dalle cronache confermano che il fenomeno dello spopolamento dei paesi rappresenta una realtà ormai sotto gli occhi di tutti: nascono sempre meno bambini, i giovani abbandonano la loro terra e dal Sud si spostano verso le città del Nord o toccano lidi lontani. La desertificazione, quindi, non riguarda solo il territorio falcidiato nella sua coltivazione più identitaria, ma anche le forze più giovani e capaci. «Interi paesi sono diventati – o stanno diventando – borghi fantasma, mentre le città medio-grandi si apprestano a diventare metropoli prive di spazio vitale» sottolinea Palma. 
Si incomincia da quello che ognuno può fare, al di là dei grandi proclami. Nelle sue iniziative la “Scatola di latta” privilegia le piccole cose, i gesti e i comportamenti quotidiani che alla fine, sommati all’impegno comune, saranno destinati a dare risultati. Partendo dalla considerazione che è fondamentale preservare il patrimonio dei piccoli centri, tutelando le connotazioni culturali, la produzione agricola, culturale ed enogastronomica “impareremo a ri-scoprire i nostri luoghi madre, a stimolare e supportare gli enti pubblici e privati locali e internazionali; ci sensibilizzeremo alla cittadinanza attiva glocale, ci dis-educheremo all’abbandono e impareremo l’arte della cura: delle radici e dei fiori”. Questa la didattica della scuola. Per iscriversi non servono domande né quote di partecipazione. Lo strumento per accedere alla “scuola” sarà il baratto “in sapere, manufatti, tempo, ospitalità, prodotti o edificanti segreti per una restanza felice”. Tutto per aiutare a restare “per costruire avamposti contro l’impoverimento culturale e per erigere zone di accoglienza verticale e orizzontale – caminetti o luoghi di ristoro – da offrire ai viandanti: indica la strada per creare rete, scambio di saperi, corrispondenze e quindi arricchimento”.
Mission: obiettivo è coinvolgere organizzazioni, docenti, cittadini e istituzioni per ridare spazio vitale ai borghi fantasma, vittime dell’emigrazione “forzata” delle fasce più giovani

“Da decenni l’Italia è vittima del calo demografico e dello spopolamento per abbandono volontario o forzato da parte dei suoi abitanti. Ma è in atto anche una migrazione interna che, come una bussola, è pressoché unidirezionale e riguarda uno spostamento massivo di cittadini dalle regioni del Sud a quelle del Nord Italia”. Sono le parole di Gianluca Palma, che insieme all’associazione culturale ‘La Scatola di Latta’ ha ideato il progetto ‘Daìmon: la scuola per restare’
Daìmon: la scuola che resta è nata dopo circa sei anni di passeggiate tematiche, iniziative aggreganti e incontri formativi “dal basso”, ed è una vera e propria scuola che coinvolge organizzazioni, docenti, cittadini e istituzioni. L’obiettivo di questo progetto è ridare spazio vitale ai borghi fantasma, vittime dell’emigrazione “forzata” delle fasce più giovani. “È fondamentale – sostiene Palma – preservare il patrimonio culturale e naturale dei piccoli centri, per tutelarne la produzione agricola, culturale ed enogastronomica, ovvero le loro connotazioni identitarie”. È un progetto permanente e itinerante allo stesso tempo, un viaggio attraverso i “luoghi madre” del territorio che non devono essere abbandonati ma riscoperti e valorizzati.
Palma incalza e ci dice ancora che : “La scuola per restare effettivamente nasce proprio per cercare di superare alcune criticità che abbiamo appurate nel cammino civico e culturale,  nasce proprio come percorso, una scuola in cui non si finisce mai di imparare, in cui ci insegna quell’educazione non formale. Rimanere a scuola per stimolare e far comprendere che non è che se hai conseguito una laurea, un titolo di studio sei padrone del mondo, se non hai delle componenti come la capacità di ascolto verso l’altro, o di empatia, di intelligenza emotiva, si lavora per educare educandoci a restare che vuol dire a re – stare cioè stare bene prima con se stessi e poi con gli altri a sapersi relazionare a riflettere su come siamo Comunità.”
Cosa accadrà con la scuola del restare? “100 persone da tutt’Italia si sono unite, abbracciate, intrecciate, chi dona una lezione sulla gentilezza in cambio di un piatto tipico salentino chi ci offre una lezione sull’ecologia delle parole ricevendo in cambio rilegature di libri. Un baratto di saperi con sapori, un baratto di presenze con condivisioni, un baratto umano in cambio di umanità”
“Passeggiate notturne in riva al mare, camminate nei vigneti, momenti di musica, cultura e poesia. Sono alcune delle iniziative promosse nel Salento da La Scatola di Latta, un contenitore di luoghi, storie, persone e idee per valorizzare il territorio, promuovendo la restanza e la resilienza che già da una decina d’anni ravviva e stimola il territorio salentino e pugliese – e non solo. «Spesso diciamo che da una parte ci sono i luoghi, dall’altra le persone e al centro ci sono delle storie. Noi ne custodiamo la conoscenza, coltiviamo le relazioni e pratichiamo la restanza», spiega l’ideatore e custode, Gianluca Palma.
Comunità resilienti – Ognuno di noi ha degli attitudini, è l’obiettivo è quello di rammendare queste belle abitudini, è importante fare una piccola mappa unendo questi punti di persone e luoghi per avere comunità resilienti. Lo spopolamento è un impoverimento nazionale in un’ottica mondiale, noi invitiamo persone che vanno e poi ritornano in Salento e molto spesso la prima fase di entusiasmo e poi di spaesamento. 
Senza questi ritorni cosa ne sarebbe stato? Dalla prima tornata di migrazione ora ce n’e sta una seconda sono tutte persone che vanno via, via per opportunità, l’idea di educarci a restare non è che impedisce ad andare, ma l’idea di restare è quella di vivere, sentirsi parte della comunità abitandola, quando si sta nella comunità a cui si sente parte essere parte attiva. 
Pertanto – Palma- ci esorta a scongiurare lo spopolamento attraverso la conoscenza del territorio avendo  un approccio critico alle questioni, importante è RE STARE perché bisogna lavorare su noi, sul paesaggio interiore e dopo sul paesaggio esteriore perché un buon paesaggio restituisce una buona aria un buon umore, la valorizzazione dei beni comuni. 
Ci dice -Palma- ci vuole sempre uno sguardo interno ed esterno perché è solo un arricchimento. Favorire la conoscenza e stimolare il senso civico delle persone che abitano i posti, delle persone che sanno che esiste una cava, piuttosto che una discarica, un bene immateriale che può essere il canto, un terreno agricolo un grano antico. Esseri consapevoli, consapevolezza di quello che è presente nella nostra terra e quello che manca, iniziative di economica finanziaria in modo da avvicinare la matematica alla poesia, non soltanto iniziative peoetiche ma mettere in sinergia il razionale con l’irrazionale, perché sono due mondi che non si amalgamano, non si mescolano. Noi siamo un gruppo autonomo, indipendente, non abbiamo mai e ripeto mai avuto un finanziamento pubblico, sin d’ora abbiamo fatto tutto con nostre gambe, attraverso il baratto intellettivo e culturale.  La visione futura che ci alimenta nell’andare avanti senza scoraggiarci ma sempre stimolandoci è che immaginiamo di abitare un luogo fisico di incontro e scambio. Il fatto della gratuità purtroppo che tutti devono capire che il tempo del mio e delle altre persone deve essere cambiato in qualcosa, io faccio una lezione e ricevo un libro, come la banca del tempo perché tutti devono essere educati a non usufruire la cosa perché è gratis. La persona che ti porta a vedere un monumento deve essere ricambiato con un altro oggetto, bene, servizio. Tutto quello che avviene è mosso dal cuore e non dalla ragione.
Conclude dicendoci che le azioni volontarie ci conducono in ogni dove:Conta tutto, bisogna saper calibrare l’impegno e il coraggio con un contagocce, ogni giorno, per non disperdere energie, abbiamo giocato in campo sociale e antropologico con tante dinamiche è bello perché ci si circonda di persone che hanno al cuore il territorio, è il motore propulsore di andare avanti. La fatica che facciamo ci ripaga con aspetti immateriali, la felicità sta nel riconoscimento quotidiano. Visione è alta, lasciare un segno nella storia, fare del bene in maniera semplice lasciando traccia, più siamo a pensarla allo stesso modo più esistono comunità benefiche e felici.” 
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