Digitale

MI CHIAMO TRIBU DIGITALE
E SONO NATA nel 2016 a Lecce
OGNI GIORNO digito i miei pensieri e li faccio vivere, sono un nativo digitale, alleno i bambini al futuro rimanendo a terra, mi connetto con il mondo restando a navigare sul mio mare.

LE MIE PAROLE

Così parlò il Signore degli eserciti virtuali.

Nutro pietà per la tua profana venerazione: Sia lodata la santissima Rete
Sia benedetto il sacrosanto PC
Eppure, nonostante la tua razionale fede, maledici il computer allorquando si guasta
e non lo ringrazi ogni quando funziona.
Pretendi che sia sempre onnipotente ma lo incolpi anche quando è innocente.
Pigi possente sui duttili tasti senza mai porgere una sola carezza.
Per castigare tale impudica goduria scenderà dal cielo l’arcangelo Hackere
per infondere un fatale trojan che nessun security potrà espurgar.
Tuttavia, con la virtual preghiera, invocata sul maschio tasto della femmina tastiera,
anche l’informatico spirito potrà espiare.
Or dunque, abbi pietà per la scheda madre, abbi bontà per l’effimera Ram,
Ed un pensiero per il processore poetante, che imbastisce le tue prose
fingendo sentimenti che tu non hai.
Sappi, comunque, pensatore digitale,
parimenti alla diavoleria che hai creato, che un Bit eri e un Bit ritornerai.
Noi siamo “Tribù Digitale”, un’associazione culturale che è nata a Lecce formalmente nel 2016, ma in realtà era presente come il risultato di un percorso che un gruppo di persone sia per esperienze lavorative che per esperienze personali si sono trovate ad affrontare con i cosiddetti “nativi digitali”. È dal 2000 che si affermano le nuove tecnologie e man mano che questa nuova generazione cresceva e la tecnologia cresceva sono emerse tutta una serie di peculiarità, di abilità innate che i nativi digitali manifestano. Abbiamo avuto in associazione la possibilità di osservarle direttamente sia nell’ambito professionale ma anche nell’ambito personale. Quindi une serie di ingegneri in collaborazione con pedagogisti hanno deciso di fondare l’associazione per promuovere la competenze sulla nuova lingua che è la lingua digitale, di cui i bambini risultano dei madrelingua, nel senso che spontaneamente l’apprendono ma che poi hanno bisogno di imparare la grammatica, le regole, e quindi gli ingegneri si stanno manifestando gli esperti che hanno le skills che possono aiutare allo sviluppo di queste competenze. Quindi cosa facciamo? “Noi promuoviamo la cultura digitale e ci teniamo a sottolinearlo perché come cultura digitale non è solo robot e coding che attualmente sono gli elementi che rappresentano anche ciò che a prima vista cambierà totalmente il mondo, è un  mondo dei robot…il mondo della programmazione…degli open data…di come è possibile creare queste learning machine, queste macchine di apprendimento ed autoapprendimento. La cultura digitale è anche la capacità di narrare, di fare lo story telling con strumenti digitali, ma anche la capacità di rappresentare tramite gli strumenti di grafica digitale sia in ambito strettamente tecnico che nell’ambito dell’animazione, videogiochi. Quindi noi parliamo di cultura digitale, perché nella nostra osservazione noi non vogliamo far sviluppare o indirizzare tutti i ragazzi a diventare ingegneri, ma gli affianchiamo per capire quali sono i loro talenti digitali, questo D factor. Ed è per questo che in particolare abbiamo avviato un percorso nel tempo che continua, anche perché le tecnologie cambiano, la società cambia. Lo stesso coding, ci stiamo ponendo delle sfide nell’ambito delle competenze digitali che fino ad anno fa non erano immaginabili”. 
Da qui abbiamo creato una serie di attività. La prima attività che abbiamo scelto per confrontarci in modo sistematico è stata nel 2015, per una manifestazione di scienze e robotica che viene promossa dall’associazione FIRST internazionale e dall’azienda Lego, dei mattoncini. In questo abbiamo preparato la prima squadra e nel 2016 siamo andati a Catania per le qualificazioni per il concorso mondiale. Nel tempo le edizioni sono aumentate finché a partire da luglio 2019 siamo diventati ufficialmente partner regionali della First Lego League  in modo tale da promuovere il concorso con le qualificazioni regionali. L’anno scorso abbiamo organizzato proprio qui a Lecce. La First  Lego League l’abbiamo scelta perché aveva un format ben definito. Noi cerchiamo di puntare a fare ecosistemi perché noi guardiamo alla sostenibilità. Nel tempo noi abbiamo organizzato sia nel periodo estivo con le particolarità del territorio dei Digital Camp, che sono dei campi estivi nati nel 2015 come offerta sul territorio nazionale e noi abbiamo iniziato a proporli. 
Consideriamo che il Salento ha in questo determinate peculiarità che portano determinati vantaggi. Altro elemento di crescita molto importante sono state le scuole che sono entrate in contatto con noi. Un confronto con le comunità scolastiche ci ha permesso anche di approfondire tutta una serie di aspetti legati alla didattica scolastica ed a esigenze di innovazione che le scuole richiedono e che a volte le nuove professionalità non sono presenti. Faccio l’esempio delle scuole primarie ed anche delle medie dove hanno difficoltà ad avere queste competenze, anche se ora i nuovi pedagogisti che escono da Scienze della Formazione è prevista una formazione sul coding. Ma sono le nuove leve. Tutto il sistema scolastico italiano ha bisogno di innovarsi. (…)
E quindi abbiamo iniziato a collaborare con le scuole facendo sia nuovi progetti finanziati dalle famiglie. Venivano chieste delle attività all’interno delle scuole e poi c’erano i progetti finanziati dal MIUR tipo PON. Oltre questo siamo diventati partner di atelier  per l’istituzione di laboratori altamente innovativi per le scuole di primo grado. In questo in particolare, presso il Cesare Battisti, abbiamo fatto formazione su Smart City, un progetto dedicato alle città del futuro.
“Noi lavoriamo con bambini dai 3 ai 18 anni, naturalmente con percorsi diversi. In particolare una volta entrati in contatto nelle scuole i genitori hanno iniziato a richiedere un servizio sistematico perché una delle difficoltà delle scuole è che loro devono seguire una loro didattica e che le nostre attività risultavano solo progetti. Invece i bambini, le famiglie, i ragazzi chiedevano una continuità. 
Allora abbiamo fondato la Digital School, che è proprio una scuola di cultura digitale che abbiamo pensato di proporre in modo sistematico, strutturato. Proprio perché strutturato abbiamo definito una partnership con un’azienda. Collaboriamo con Alfa Project sia per il Digital Camp che per la Digital School. Questo lo facciamo per la sostenibilità del sistema.
“Una parola chiave è zapping  rompere gli schemi, stimolare il pensiero creativo per utilizzare le tecnologie per potenziare il loro talento digitale che possa essere un faro nella loro crescita.
Coinvolgere i giovani nell’attività di didattica, ma anche nell’attività di progettazione, anche coinvolgendo i ragazzi di alternanza scuola-lavoro che hanno ideato dei corsi formativi – progettuali, collaborando con noi, ed in modo tale da scoprire nuove opportunità.”
Il vantaggio delle nuove tecnologie è che ci permettono di essere cittadini del mondo. Ad oggi è anacronistico legarsi al luogo fisico dove lavoriamo e può essere una carta in più. È qualcosa in cui puntiamo per innovare la cultura, la mentalità anche se i giovani di adesso hanno molto questa percezione di essere cittadini del mondo. In tempo reale, con le tecnologie digitali, si rendono conto che possono non solo comunicare, ma creare prodotti, collaborare a livello internazionale, senza “soffrire” di determinati vincoli ambientali. Come Lecce che è circondata dai mari, una aspetto che in realtà ci mette in contatto, il mare diventa un ponte con altre culture. Ma quando io ero giovane lo vedevo come qualcosa di più periferico, mentre oggi non è così. Viviamo un periodo d’oro in Puglia ed i ragazzi di qui si sentono inorgogliti di appartenere a questa terra anche semplicemente perché quando si confrontano con gli altri c’è una leadership che la Puglia sta mantenendo a livello internazionale.
All’interno dell’associazione ci sono diverse fasce d’età: i giovanissimi in cui c’è un elevato turn over, ci sono persone che lavorano nell’industria e che non è questo il loro lavoro principale. Questo da anche visione di apertura, cioè noi non facciamo questo senza un confronto con la realtà e diciamo ad esempio in campo aereonautico che determinate competenze sono importanti ed indichiamo già dall’inizio determinate opportunità che si possono creare. Ad esempio ci sono persone che insegnano in Università, pedagogisti che insegnano a scuola e poi ci sono le famiglie. Siamo una tribù, che chi viene in contatto con noi e che ci crede.  
Sono scelte non di speranza, ma di voglia di mostrare potenzialità, di concretizzare queste potenzialità. Noi lo facciamo per dimostrare ai nostri figli che i sogni si realizzano, ovviamente con competenze, lavoro. Essere impegnati per realizzare dei sogni ha un valore educativo molto importante.
Il territorio ci consosce per le attività che facciamo e ci stanno conoscendo nel momento in cui vengono a contatto con noi, in cui scoprono scenari nuovi.
C’è un legame di stima, affetto, voglia di partecipare. Nel mondo della cultura digitale è qualcosa di nuovo anche se si parla da 5 anni.
 È qualcosa che nell’immaginario dei genitori non è come lo sport, lo scoutismo, non è potenziamento della lingua inglese. In genere all’inizio si avvicinano genitori che hanno le competenze per capire cosa facciamo. Dovremmo far cadere determinate idee nell’immaginario anche per cattive abitudini. Tipo noi spieghiamo come fare i videogiochi ed i genitori dicono che loro non vogliono che i ragazzi seguano un percorso per fare fissare i figlia ancora di più. Bisogna far cadere una serie di idee, spesso legate al non sapere, non conoscere. 
Comunque le istituzioni scolastiche, la partecipazione a determinate reti, la partecipazione a determinati progetti,  il fatto di ricevere questi riconoscimenti di valore. 
Tutto ciò sta ad indicare che la qualità c’è, ma i genitori devono iniziare a comprendere le esigenze che queste nuove generazioni hanno dal punto di vista formativo. Questo prevede anche di fare percorso di formazione ai genitori stessi. Per questo promuoviamo dei corsi di cittadinanza digitale, anche per seguire e creare dialogo con i propri bambini. A differenza di quello che si vede, quando il bambino interagisce con il cellulare, oggi non sta interagendo con la macchina. È come aver un telefono, con cui comunica con il mondo esterno. I genitori devono essere in grado di educarlo in questo percorso. Come c’è la net etichetta cioè le buone maniere in ambito digitale, è qualcosa che i genitori devono assimilare. A volte la questione di non sapere, di non conoscere che crea dei fantasmi, delle paure, che sono più dettate dal fatto di non conoscere. Anche un coltello può far male, ma se si impara ad  utilizzarlo, non fa male.
È importante creare un dialogo e saper quale è il ruolo del genitore e del figlio e comunicare questo rapporto. 
È importantissimo anche l’elemento della pari opportunità per favorire la fruizione delle scienze, tecnologie, ingegneria e matematica per il genere femminile, perché purtroppo le bambine vivono ancora, per quanto anacronistico, di determinati pregiudizi. Su questo ci sono tante figure di rilievo a cui la società da molta enfasi come Samanta Russo, Rita Levi Montalcini e tante donne che si stanno avvicinando al mondo tecnologico-scientifico, ma non solo perché devono fare attività di robotica di per se. Robotica è anche ideare dei nuovi vestiti, lavorare nel settore moda, nel settore sanitario e anche in cucina, nella quotidianità. E comunque non è solo robotica. Ci sono delle bambine che sono attratte dal mondo della lettura, libri, story telling. Accompagnate nella rappresentazione con gli strumenti digitali, non si fa altro che potenziare questa loro inclinazione. 
Così come ci sono bambine e bambini attratti dai disegni. Educarli al mondo della grafica digitale è il futuro, dando sempre voce alla loro inclinazione. Soprattutto in ambito associativo noi facciamo attività per piccoli gruppi perché così siamo in ascolto.
Il volontariato è rivolto alle attività di sensibilizzazione, un’attività come il play time, attività occasionale di gioco come prima che i bambini giocavano in strada. Noi facciamo queste attività che si svolgono però in masserie storiche ma all’interno di un municipio, biblioteche. È volontariato per sensibilizzare la comunità sulla rivoluzione che tutti noi oggi siamo attori protagonisti. Sulla sensibilizzazione c’è tanto da fare, anche favorire l’educazione e la formazione dei bambini che diventano ambasciatori di questa cultura digitale nel rapporto con i nonni, che sono immigrati digitali. 
Lo facciamo perché i nostri valori possono essere valori di virtù, così che i nostri valori e le nostre idee siano condivisi determinati valori in una comunità che non è solo locale. Il fatto che ci sia questa didattica ha distanza permette di interagire con ragazzi, famiglie. Abbiamo il sogno che tutto possa diventare sostenibile, con contatti con le realtà produttive del territorio.
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