È la sfida che l’Uisp, con il Settore di Attività Vela e la Fondazione Vodafone, che ha sostenuto il progetto, ha lanciato in cinque località italiane
Sabato 26 giugno si è svolto il varo della barca realizzata dall’Uisp Lecce, presso il circolo Smarè Scuola Vela, a Santa Maria di Leuca (Le). L’apertura ha visto i saluti dei rappresentanti delle istituzioni locali e dell’Uisp, insieme alle associazioni partner e al circolo ospitante. Alle 16.30 si è tenuta la benedizione della barca e la presentazione dell’inno da parte della ciurma. Il varo ufficiale è stato seguito da una veleggiata, con diversi equipaggi alternati alla guida.
Il progetto….Nell’immaginario collettivo che cosa c’è di più spietato e crudele di un pirata, magari con una benda sull’occhio e, perché no, un uncino al posto di una mano? Arrembaggi, saccheggi, impiccagioni… E poi quel vessillo nero, col teschio e le tibie incrociate! Può tutto questo diventare spunto per un progetto che coinvolga ragazzi e ragazze con e senza disabilità, pronti a dare vita ad una ciurma in cui tutti sono alla pari e lavorano per lo stesso obiettivo?
È la sfida che l’Uisp, con il Settore di Attività Vela e la Fondazione Vodafone, che ha sostenuto il progetto, ha lanciato in cinque località italiane, sotto la guida di altrettanti comitati Uisp: Pesaro-Urbino, Civitavecchia, Lecce, Iblei (Ragusa) e Brescia.
Il progetto si ispira al mondo della filibusta, dove vigeva un accordo di mutua collaborazione tra i membri dell’equipaggio. E dove quelli con disabilità – tra gambe di legno, bende sugli occhi e uncini – avevano ruoli e collocazioni utili a bordo, in totale e perfetta collaborazione con i pirati senza disabilità.
Il cuore del progetto “Capitan Uncino: in mare aperto per tutte le abilità” è stata la costruzione di una vera barca a vela, costruita, assemblata e rifinita, sotto la guida di esperti maestri d’ascia, da gruppi di ragazzi, con e senza disabilità. Una ciurma fatta come il Codice della filibusta comanda, col capitano, il nocchiere, il quartiermastro, il nostromo, giù giù fino al mozzo. Tutti insieme per progettare e realizzare lo stendardo, l’inno, i vari oggetti di bordo che distinguono chi va per mare da chi resta all’asciutto. Il lavoro, partito l’anno scorso e interrotto troppo spesso dalla “tempesta” della pandemia, è arrivato alla conclusione e le barche sono pronte per solcare le onde, sotto la guida dei giovani nocchieri, che hanno anche seguito corsi di vela per essere pronti alla messa in acqua.


