L’iniziativa, promossa nell’ambito della campagna nazionale per la salute mentale e la giustizia sociale
Due cavalli azzurri, uno giunto da Trieste, l’altro dal centro di salute mentale di Latiano, si sono affiancati lo scorso 8 ottobre davanti alla porta carraia del Cpr di Restinco, diventando il cuore simbolico di una manifestazione civile che ha unito sindacati, associazioni e cittadini. La presenza dei due Marco Cavallo, emblemi di libertà e dignità, ha trasformato l’ingresso del centro in un luogo di denuncia, dove si è levato forte l’appello per la chiusura dei centri di detenzione per migranti, definiti da più voci come carceri che annullano diritti e persone.
Per Massimo Di Cesare, segretario generale della Cgil Brindisi, la manifestazione ha rappresentato un momento di riflessione collettiva sulle “istituzioni totali” che si ripresentano sotto nuove forme. Dopo la chiusura dei manicomi civili e giudiziari, i Cpr ripropongono dinamiche di segregazione e invisibilità. Rendere visibile ciò che viene nascosto – ha evidenziato – è il primo passo per restituire dignità e giustizia alle persone recluse.
Lo psichiatra Carlo Minervini, del centro Marco Cavallo di Latiano, ha richiamato lo spirito della Legge 180, definendola un bene comune da riscoprire e difendere. Una legge che non solo ha chiuso i manicomi, ma ha restituito diritti e dignità agli ultimi e agli esclusi. Portare Marco Cavallo davanti al Cpr – ha aggiunto – significa ricordare che restare umani è un atto di resistenza civile. Il doppio simbolo di Marco Cavallo, a Brindisi, ha così unito passato e presente, memoria e denuncia, richiamando la responsabilità collettiva verso chi vive ai margini della legalità e della coscienza. Un invito, rivolto a tutti, a guardare oltre le mura e a scegliere la strada della giustizia e dell’umanità.


