Domenica 1° marzo la consegna del dispositivo salvavita da parte dell’Associazione “Ti Lancio un Sorriso”. Un presidio fondamentale a tutela dell’intera comunità.
La sicurezza e la tutela della salute compiono un passo in avanti decisivo per la comunità di Copertino, grazie a un’iniziativa in cui la solidarietà cittadina si intreccia con l’importanza della prevenzione medica. L’Associazione “Ti Lancio un Sorriso” ha infatti annunciato il felice traguardo del progetto “Cuore Sicuro”, un’imponente campagna di sensibilizzazione che culminerà con la donazione di un Defibrillatore Semiautomatico (DAE) alla Basilica Pontificia Sancta Maria ad Nives.
L’appuntamento, che rappresenta un momento di profonda condivisione per l’intero tessuto sociale locale, è fissato per domenica 1 marzo 2026. L’evento prenderà il via a partire dalle ore 18:30: subito dopo la consueta celebrazione eucaristica, si terrà la cerimonia ufficiale di consegna dell’apparecchiatura elettromedicale, che si concluderà con la solenne benedizione del dispositivo.
Dotare un luogo di culto nevralgico e ad alta frequentazione come la Basilica Pontificia di un presidio salvavita è un atto di fondamentale importanza. In caso di arresto cardiaco improvviso, il tempismo dell’intervento è il fattore discriminante per eccellenza; avere a disposizione un DAE pronto all’uso significa poter agire nei cruciali minuti che precedono l’arrivo dei soccorsi avanzati, aumentando esponenzialmente le probabilità di sopravvivenza.
“Donare defibrillatori per salvare vite!” non è, dunque, una semplice dicitura promozionale, ma il cuore pulsante dell’impegno profuso dall’Associazione “Ti Lancio un Sorriso”. Questo sodalizio, già noto per la sua presenza attiva sul territorio, dimostra ancora una volta come il senso civico possa tradursi in azioni pragmatiche e tangibili.
L’arrivo del defibrillatore alla Basilica di Copertino si configura come un vero e proprio scudo per la collettività. Un dono prezioso, un gesto di altruismo incondizionato che non solo rafforza la rete di emergenza locale, ma lancia anche un messaggio inequivocabile: prendersi cura dell’altro significa, innanzitutto, garantirgli un ambiente sicuro in cui vivere e pregare.


