L’Associazione di volontariato C.A.SA. e la Fondazione Div.ergo-ONLUS organizzano dal 25 al 28 ottobre 2023 il 1° Festival dell’Appartenenza e dell’Inclusione. Il tema di questa edizione è “Dire donna”.
Attraverso un ventaglio di iniziative dislocate in diversi luoghi della città, il Festival vuole contribuire alla costruzione di uno sguardo lucido e approfondito rispetto alle consuetudini culturali che, ancora oggi, spingono le donne ai margini della società, della cultura e dell’economia e ad una riflessione che illumini e guidi i cambiamenti necessari per dare corpo ad una maggiore inclusione e appartenenza.
Gli eventi in calendario spazieranno dalla moda al cinema, dall’arte all’impegno civile, dall’imprenditoria alla musica. A partire dal 20 ottobre in alcuni spazi culturali ed esercizi commerciali della città sarà esposta la mostra diffusa “La strage dei fiori” di Gianluca Costantini, sul dramma delle donne iraniane. Il Festival prenderà poi ufficialmente il via mercoledì 25 con la musica di Coro a coro, diretto da Rachele Andrioli, e la sfilata di capi dello stilista Martino Midali indossati da donne di tutti i giorni. Perché le donne della città e del mondo saranno protagoniste del Festival: quelle iraniane raccontate dall’attivista Rayhane Tabrizi, quelle che oggi nel nostro territorio si esprimono nell’arte e si realizzano come imprenditrici, quelle che in mondi diversi dal nostro fanno scelte estreme, come racconterà il film Profeti di Alessio Cremonini. Si parlerà di violenza sulle donne e di donne del Sud, e la musica sarà grande protagonista con i concerti di giovani artiste e artisti leccesi che faranno da colonna sonora dei diversi appuntamenti, per chiudere poi sabato 28 al Teatro Apollo con il concerto dei Radiodervish, la cui musica da sempre celebra l’incontro tra i popoli e l’unità tra le diversità.
Un programma ricco e variegato – consultabile su www.animare.it e sulle pagine social dell’Associazione C.A.SA. e del Laboratorio creativo Div.ergo –, che siamo certi susciterà l’interesse della cittadinanza e che ci auguriamo semini nella nostra cultura tracce di quella reciproca appartenenza oggi così necessaria per percorrere sentieri di pace.


