Dare voce a chi non ne ha, riportare al centro dell’attenzione internazionale i diritti dell’infanzia nei contesti di guerra, trasformare un gesto simbolico in un’azione di sensibilizzazione concreta. È questo il cuore della candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace, promossa dall’associazione brindisina “L’Isola che non c’è”, realtà attiva nel terzo settore da anni impegnata nella tutela dei minori e nella promozione della pace.
L’iniziativa è stata presentata nel corso di un incontro pubblico ospitato nel Salone degli Affreschi dell’Università “Aldo Moro” di Bari, occasione pensata per raccogliere adesioni e rafforzare una rete di sostegno attorno a un messaggio chiaro: i bambini devono essere riconosciuti come vittime innocenti dei conflitti e titolari di diritti inalienabili, a partire da quello all’infanzia, all’istruzione e alla sicurezza.
La candidatura non si propone come risposta risolutiva a una crisi complessa, ma come atto di responsabilità civile e umanitaria, capace di rompere il silenzio e di richiamare l’attenzione sulle condizioni di vita dei minori nella Striscia di Gaza. Un gesto che intende parlare alla comunità internazionale attraverso il linguaggio universale della pace, valorizzando la forza simbolica del Premio Nobel come strumento di consapevolezza e mobilitazione.
L’associazione “L’Isola che non c’è” ribadisce così la propria missione: costruire percorsi di solidarietà, difendere i diritti dei più fragili e promuovere una cultura della pace, coinvolgendo istituzioni, mondo accademico e società civile in un’azione condivisa che mette al centro l’umanità, prima di ogni altra appartenenza.


