Una coltivazione nata nel distretto di Tiro porta in territorio libanese una varietà tradizionale salentina: un piccolo progetto che punta su sicurezza alimentare, autonomia e cooperazione anche nel pieno della crisi.
LECCE / TIRO – In un Libano segnato da bombardamenti, sfollamenti e una gravissima emergenza umanitaria, arriva dal Salento un’iniziativa che mette insieme agricoltura, cooperazione e sostegno alle comunità locali. Nel distretto di Tiro, nel Sud del Libano, è infatti riuscita la coltivazione di una varietà tradizionale pugliese: il pomodoro d’inverno salentino, conosciuto anche come pomodoro “di pendola” o “da serbo”. Il progetto nasce all’interno di FORPRO – Formazione e Produzione per la Sicurezza Alimentare in Libano, promosso da CTM ETS (Cooperazione nei Territori del Mondo), organizzazione di volontariato e cooperazione internazionale nata a Lecce nel 1985, e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso la quota dell’otto per mille dell’Irpef. L’idea è semplice quanto significativa: portare in un territorio colpito dalla guerra una coltura capace non soltanto di produrre cibo, ma anche di garantire una maggiore autonomia alle famiglie. I semi del pomodoro salentino sono stati trasferiti in Libano dall’équipe di CTM durante una missione di monitoraggio nel gennaio scorso. Nonostante l’intensificarsi del conflitto tra marzo e giugno 2026, con l’evacuazione della città di Tiro, il lavoro è proseguito grazie alle lavoratrici sfollate che hanno seguito la crescita delle piante nelle serre. I germogli hanno così affrontato i mesi più difficili fino ad arrivare alla raccolta estiva, considerata un risultato particolarmente importante in un contesto tanto complesso. Il valore di questa coltivazione sta soprattutto nelle caratteristiche della varietà salentina. Il pomodoro può infatti essere conservato per diversi mesi senza frigorifero, una qualità particolarmente preziosa in un territorio dove la rete elettrica è fortemente compromessa e la conservazione degli alimenti rappresenta un problema quotidiano. Secondo la tradizione contadina pugliese, i pomodori vengono raccolti e legati insieme formando le cosiddette “pendole”, che vengono poi appese in ambienti freschi e ventilati e possono essere consumate durante l’inverno. Una tecnica antica che, trasferita nel contesto libanese, assume quindi anche un valore concreto sul piano della sicurezza alimentare. Il raccolto è stato accolto positivamente dalle comunità del territorio e viene attualmente destinato alle famiglie più vulnerabili e agli sfollati rientrati nel distretto di Tiro. Per sostenere le attività di emergenza in Libano, CTM ha inoltre attivato una raccolta fondi denominata “Emergenza Libano”. È possibile contribuire tramite bonifico bancario all’IBAN IT93 D076 0116 0000 0001 2651 733 oppure attraverso PayPal all’indirizzo info@ctm-lecce.it. Le somme raccolte sono destinate all’acquisto di beni e servizi di prima necessità. L’iniziativa rappresenta anche la prosecuzione di un rapporto di cooperazione già consolidato tra il Salento e il Sud del Libano. Nell’agosto 2026, infatti, il Salento ha ospitato Mohamad Hachem, referente della municipalità di Tiro, che ha incontrato amministratori e rappresentanti istituzionali a Tricase, a un anno dalla firma del Patto di Amicizia sottoscritto nel 2025 tra i due comuni. Durante la visita, Hachem ha portato la testimonianza della difficile situazione vissuta dalla popolazione libanese, incontrando le realtà impegnate nella cooperazione e valorizzando il progetto agricolo nato tra le due sponde del Mediterraneo. L’esperienza del pomodoro d’inverno si inserisce in un percorso più ampio sviluppato da CTM in Libano attraverso diversi programmi dedicati all’agricoltura, all’ambiente e all’inclusione sociale. Tra questi figurano “Blue Tyre”, sostenuto da AICS e dedicato alla tutela del paesaggio marino e costiero con il coinvolgimento dell’Università del Salento; “AGRO TYRE”, finanziato dalla Regione Puglia e rivolto alla ricerca ambientale e alla lotta biologica in agricoltura, con la collaborazione del Museo di Storia Naturale di Calimera; e il progetto del “Caseificio Inclusivo in Libano”, realizzato insieme a TempoPresente aps per favorire la produzione casearia di piccola scala attraverso il coinvolgimento di donne vulnerabili e vittime di violenza. «In un momento in cui gestiamo le progettualità in remoto ed empatizziamo con il dramma delle famiglie libanesi, siamo profondamente orgogliosi di questo percorso», afferma Alberto Piccinni, presidente di CTM. «Vedere una varietà che appartiene alla nostra identità pugliese dare riscatto e autonomia a una comunità così duramente colpita è la prova che la cooperazione non si deve fermare davanti alle armi». L’obiettivo ora è trasformare questa esperienza in uno strumento stabile. CTM e i partner locali — Unione delle Municipalità di Tiro, Agricultural Movement in Lebanon e Tyros Lag — stanno lavorando alla realizzazione di moduli formativi destinati alle donne e agli agricoltori del distretto, con attività dedicate alle tecniche tradizionali per la realizzazione delle pendole, alla conservazione naturale e alla trasformazione dei prodotti. L’intenzione è fare in modo che quella che oggi appare come una piccola storia di solidarietà possa diventare una risorsa permanente per la sicurezza alimentare e l’autonomia delle comunità libanesi.


