S terrà sabato 27 novembre in Corso Umberto, angolo via Conserva, dalle ore 18 alle 20
Sabato 27 novembre si terrà a Brindisi in Corso Umberto, angolo via Conserva, dalle ore 18 alle 20 un sit-in contro la violenza maschile sulle donne e di genere. “Vogliamo essere un corpo collettivo e creativo – dicono i promotori – per esprimere il nostro rifiuto alla violenza maschile sulle donne e di genere e al sistema patriarcale che ne è la matrice. Chiediamo di indossare qualcosa di fucsia, simbolo della lotta femminista e trans femminista. Invitiamo chi partecipa a sintonizzarsi sulle azioni collettive che avranno luogo durante il sit-in e che verranno comunicate al momento”.
Questi sono alcuni dei punti critici per cui si scenderà in piazza:
– In Italia le donne continuano a morire per mano di un partner o ex-partner a centinaia ogni anno. 102 donne nel 2020, 94 fino a novembre 2021. Le donne uccise hanno lasciato figli/e orfani/e, “vittime vive” del femicidio; in alcuni casi l’assassino ha ucciso anche la prole, oppure ha ucciso solo i/le figli/e per vendicarsi della donna. Il femicidio è l’apice di una piramide di violenza che investe vari ambiti della nostra vita, dalle relazioni di intimità ai luoghi di lavoro, nei luoghi in cui si ricevono cure, per strada, attraverso il web.
– L’esplosione di violenza, durante la pandemia, ha confermato il carattere strutturale e sistemico della violenza direttamente connesso al ruolo che la società assegna alla donna, scaricandole i compiti di cura e riproduzione social
– Inadeguata è la risposta del governo a questa realtà. Il piano triennale antiviolenza arriva con un anno di ritardo, con risorse economiche inadeguate e senza il coinvolgimento dei centri antiviolenza nella definizione delle strategie di contrasto alla violenza. Il reddito di libertà per le donne che fuoriescono dalla violenza è una misura di facciata, perché vi potranno accedere solo 625 beneficiarie, a fronte di 50000 donne che lo scorso anno si sono rivolte ai centri antiviolenza. Le 400 euro al mese non garantiscono alcuna autonomia, occorrono investimenti di ben altra entità e soprattutto la creazione di lavoro stabile e una rete di servizi sociali gratuiti.
Promuovono: Associazione Io Donna, Non Una Di Meno, Coordinamento Donne ANPI, Coordinamento Donne SPI-CGIL, AUSER, Associazione FR/AZIONE Tuturano


