Con loro anche Rino Spedicato per il CSV Brindisi Lecce, Volontariato nel Salento
Nei giorni scorsi i ragazzi della 4BES del Liceo delle scienze umane”E. Palumbo” di Brindisi, accompagnati dalla professoressa Rosanna Memmola, hanno incontrato un gruppo di detenuti della Casa Circondariale di Brindisi coinvolti come a loro nel progetto “Le fragilità e le conseguenze civili, sociali e penali” avviato dall’associazione “SinP” Sociologia in Progress e l’ Acat di Brindisi e sostenuto dal CSV Brindisi Lecce. Dopo una presentazione dello stesso dalla dr.ssa Maria Nimis, l’intervento mirato sull’importanza del volontariato del Presidente CSV Brindisi Lecce, il dr Rino Spedicato e l’accoglienza del Comandante il dr. Greco, i detenuti si sono presentati esponendo le loro fragilità per poi ascoltare quelle dei ragazzi presenti. L’interazione delle parti è stata molto coinvolgente, intensa, emotivamente forte perché ha toccato corde molto tese, dolori molto forti, vissuti poco lineari, frastagliati, opprimenti, devastanti. La presenza dell’associazione Acat è stata fondamentale per aiutare i ragazzi in primis e poi i detenuti nel trovare il coraggio di raccontarsi perché l’errore di uno possa servire a prevenire quello dell’altro. La mediazione delle dr.sse Maria Nimis e Nunzia Conte, ha favorito l’esternazione dei valori, dei sentimenti, il riconoscimento di una consapevolezza della presenza di fragilità in ognuno di noi e nella semplicità di richiesta d’ aiuto senza provare alcuna vergogna. L’insegnante Memmola ha rafforzato il concetto sull’importanza degli incontri che si fanno nella propria vita e di come questi servano a tutti per crescere, per migliorarsi. La lettura di poesie, pensieri e il racconto sofferente e dettagliato dei vissuti da parte dei detenuti ha commosso molti ragazzi lasciando un segno indelebile quello della sofferenza per la dipendenza, per la perdita della libertà, della dignità. Come ha sottolineato Piero, detenuto,”partecipo a questi percorsi per sentirmi libero “e come ha detto il Rino Spedicato e il presidente dell’ Acat, Lucio De Maria si fa volontariato per dare e non per ricevere se non queste piccole conquiste umane. La presenza di una referente Acat all’interno dell’istituto già da tempo, la dr.ssa Emma Cavaliere, ha indirizzato ancora di più alla riflessione sull’etichettamento che già parte in età scolare e prosegue fino all’età adulta con tutte le ripercussioni delle “parole errate” sulla vita di ognuno di noi. Franca Penta, una volontaria Acat, ha riportato alcune testimonianze utili a entrambe le parti coinvolte sulle ripercussioni familiari dei legami con le sostanze, con il gioco, con il cibo, con se stessi e di come spesso sia il nemico a vincere. Fabio, detenuto, ne ha visti tanti di compagni di sventura venir meno perché uccisi dalle loro dipendenze e questo lo ha spinto ancora di più a volerne uscire e ad aiutare altri. “Chi si avvicina in questa spirale perde se stesso”, come dice Antonio, detenuto, e “chi si perde difficilmente si ritrova”, sostiene Elvi, detenuto,e “anche se hai una famiglia solida non sempre ascolti”, come sostiene Christian, detenuto, e se poi la famiglia è assente o la conosci dopo anni passati a crescere con qualcun altro si scatena il putiferio nella tua anima, dice Salvatore, detenuto,oppure se questa famiglia ti dona l’amore non ricevuto da quella di origine ti aiuta a risalire, dice Coan,detenuto. I ragazzi hanno esternato le loro fragilità con semplicità e candore, e hanno trasmesso comprensione. Ora conoscono tutte le sfaccettature delle dipendenze e possono scegliere di non sbagliare con più coscienza, quella che chi si trova lì dentro non aveva al momento della caduta.


